Le autorità giapponesi hanno qualificato come "molto deplorevoli" le sanzioni imposte dal Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti contro la presidente della Corte Penale Internazionale (CPI), Tomoko Akane, giurista giapponese, ribadendo allo stesso tempo il sostegno di Tokyo al lavoro della corte.
In un comunicato conciso, il Ministero degli Esteri del Giappone indica che "prende atto" delle sanzioni annunciate da Washington contro la giudice giapponese, attuale presidente della CPI, e sottolinea che il paese "ha sostenuto sistematicamente la CPI nei suoi sforzi per perseguire e punire i crimini più gravi che preoccupano la comunità internazionale e per difendere lo Stato di diritto".
"Da questo punto di vista, le misure annunciate sono molto deplorevoli", ha criticato la diplomazia giapponese, sottolineando che Tokyo "continuerà a impegnarsi per il rafforzamento dello Stato di diritto nella comunità internazionale" e che "mantenere la comunicazione con i paesi coinvolti".
Washington ha annunciato questo martedì sanzioni contro Akane e un legale dell'organismo per il suo ruolo nell'indagine su Israele per i crimini di guerra commessi nella Striscia di Gaza.
L'Ufficio di Controllo dei Beni Stranieri (OFAC, per le sue sigle in inglese) ha incluso nella sua lista la magistrata giapponese e il senegalese Abdoulaye Seye, avvocato contenzioso di alto rango, senza fornire ulteriori dettagli al riguardo.
Inoltre, ha emesso una licenza che autorizza la liquidazione di transazioni che coinvolgono entrambi i membri della CPI fino al prossimo 17 settembre.
Il segretario di Stato, Marco Rubio, ha giustificato la misura accusando i due ultimi interessati di aver "partecipato direttamente alle iniziative della CPI per indagare, arrestare, incarcerare o perseguire funzionari" di governi che non hanno ratificato lo Statuto di Roma, il quale, ha avvertito in un comunicato, "stabilisce un pericoloso precedente per tutte le nazioni".
Questo passo si inquadra nella crociata degli Stati Uniti contro il tribunale con sede all'Aia, che accusa di essere un tribunale "sovranazionale corrotto" e "politicizzato" che abusa della sua autorità.