La Corte Penale Internazionale (CPI) ha attaccato questo mercoledì gli Stati Uniti per quello che considera un "attacco flagrante" all'istituzione, dopo l'imposizione di sanzioni alla sua presidente, Tomoko Akane, e a un avvocato del tribunale, avvertendo che queste misure mettono "a rischio" il proprio ordinamento giuridico internazionale.
In una nota ufficiale, la CPI "deplora" l'annuncio di nuove sanzioni da parte del Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti e sottolinea che "costituiscono un attacco flagrante contro l'indipendenza di un'istituzione giudiziaria imparziale che agisce in virtù del mandato conferito dai suoi Stati Parte di tutte le regioni".
Il tribunale ricorda che, con queste decisioni, sono già nove dei diciotto giudici, oltre ai due pubblici ministeri aggiunti, l'ex pubblico ministero e un membro del personale, quelli che sono stati oggetto di sanzioni da parte di Washington.
"Queste misure dirette contro giudici, pubblici ministeri e membri del personale che lavorano per adempiere al mandato conferito alla CPI dagli Stati minano lo Stato di diritto. Quando si minacciano gli attori giudiziari per applicare la legge, è lo stesso ordinamento giuridico internazionale a essere a rischio", ha avvertito la corte con sede all'Aia.
La CPI insiste sul fatto che queste azioni coercitive influiscono direttamente sulla capacità delle vittime "di cercare giustizia", sottolineando che si rivolgono al tribunale quando "tutte le altre vie sono state esaurite".
Nonostante ciò, l'organismo internazionale enfatizza che "non si lascerà intimidire" e esprime il suo sostegno sia al personale sanzionato che alle vittime di "atrocità inimmaginabili" che chiedono giustizia.
"La Corte continuerà a adempiere pienamente al suo mandato con indipendenza e imparzialità, in conformità con lo Statuto di Roma e nell'interesse delle vittime di crimini internazionali", ha aggiunto, mentre ringrazia per le "costanti dimostrazioni di solidarietà" degli Stati Parte, della società civile e di tutte le persone e istituzioni che difendono lo Stato di diritto e la giustizia.
Oltre ad Akane, l'Amministrazione di Donald Trump ha incluso nella sua 'lista nera' il giudice senegalese Abdoulaye Seye, avvocato litigante di alto rango nella CPI.
Il segretario di Stato, Marco Rubio, ha difeso la decisione accusando i due ultimi sanzionati di aver "partecipato direttamente alle iniziative della CPI per indagare, arrestare, incarcerare o processare funzionari" di governi che non hanno ratificato lo Statuto di Roma, il che, ha avvertito in un comunicato, "stabilisce un pericoloso precedente per tutte le nazioni".
Questo nuovo giro di vite si inserisce nell'offensiva degli Stati Uniti contro il tribunale dell'Aia, che accusa di essere un tribunale "sovranazionale corrotto" e "politicizzato" che fa un uso abusivo delle sue competenze.