Almeno 289 persone sono morte e 1.300 viaggiatori (800 stranieri, e, tra questi, quattro spagnoli) rimangono senza contatto dopo un'improvvisa inondazione in Nepal, vicino al confine con il Tibet, secondo l'ultimo bilancio comunicato dalle autorità nepalese. Queste avvertono che il numero delle vittime potrebbe aumentare man mano che le squadre di emergenza riescono ad accedere alle zone più danneggiate.
La piena ha colpito questo mercoledì il distretto di Rasuwa, nel nord del paese, e ha devastato villaggi, mercati, strade, veicoli e impianti idroelettrici. La massa d'acqua è scesa lungo il sistema del fiume Bhote Koshi dopo aver colpito in particolare Timure, Rasuwagadhi e Syabrubesi, punti situati in uno dei principali corridoi terrestri tra Nepal e Tibet.
Una valanga di ghiaccio e roccia, principale ipotesi
Le prime indagini indicano che la piena potrebbe essere iniziata dopo una valanga di ghiaccio e roccia che è caduta sul fiume Lhende Khola, affluente del Bhote Koshi, bloccando temporaneamente il corso e provocando successivamente un'improvvisa liberazione di acqua e sedimenti.
Il International Centre for Integrated Mountain Development, con sede a Kathmandu, ha identificato quel distacco come il fattore scatenante immediato dell'inondazione. La piena è scesa poi con enorme violenza per la valle e ha raggiunto infrastrutture, abitazioni e popolazioni situate a valle.
La causa esatta della valanga non è ancora determinata. I registri sismici mostrano un terremoto di magnitudo 4,4 circa sette minuti prima del momento in cui le immagini collocano il distacco. Il governo nepalese contempla questa possibile connessione, ma gli esperti non la considerano ancora dimostrata.
Quasi 400 pellegrini rimangono senza contatto
Una parte importante dei dispersi si trovava a realizzare o preparare il percorso verso il monte Kailash, situato in Tibet e considerato sacro da varie religioni asiatiche. Un'azienda specializzata in queste peregrinazioni ha perso il contatto con circa 390 viaggiatori, la maggior parte di nazionalità indiana.
Essere "senza contatto" non significa necessariamente che tutte queste persone siano state trascinate dall'acqua. Le inondazioni hanno interrotto strade, elettricità e comunicazioni in ampie zone del corridoio di confine, il che rende difficile conoscere la loro situazione reale.
Elicotteri e militari partecipano ai soccorsi
L'Esercito del Nepal ha dispiegato mezzi aerei e terrestri per cercare di raggiungere le aree più colpite. Sono stati mobilitati sei elicotteri militari e otto mezzi privati, oltre a forze di polizia, sanitari e squadre specializzate nel soccorso.
Le condizioni complicano considerevolmente l'operazione. Alcuni elicotteri non sono riusciti ad atterrare a Syabru Besi e Timure perché il fiume continua a essere fuori dal suo corso normale e grandi quantità di fango e sedimenti bloccano gli accessi.
Almeno 29 persone erano state salvate secondo i primi bilanci. Le autorità hanno inoltre chiesto agli abitanti delle zone basse vicine ai fiumi Bhote Koshi, Trishuli e Narayani di spostarsi in luoghi più elevati a causa del rischio di nuove piene.
Timore per una seconda inondazione
L'emergenza non è ancora considerata terminata. Gli esperti hanno rilevato un blocco che rimane a monte vicino al confine tra Nepal e Cina, il che genera preoccupazione per la possibilità che si accumuli nuovamente acqua e si verifichi un secondo scarico improvviso.
Le autorità nepalese hanno ordinato di rafforzare la sorveglianza del corso d'acqua ed evacuare preventivamente le aree vulnerabili. La stessa configurazione della valle aumenta il pericolo: il Bhote Koshi scende dal Tibet e si unisce al Trishuli, che successivamente continua verso l'India.
Il primo ministro nepalese, Balendra Shah, ha chiesto di adottare massime precauzioni e ha confermato la mobilitazione dell'Esercito e della Polizia. L'India ha offerto assistenza umanitaria e coordinamento per le operazioni di soccorso.
La catastrofe colpisce anche il lato tibetano
L'inondazione non si limita al Nepal. Le autorità cinesi hanno informato di gravi danni al valico di confine di Gyirong, nella regione tibetana di Shigatse, dove strade, comunicazioni e fornitura elettrica sono state colpite.
La Cina ha dispiegato più di 570 soccorritori nella zona. Il presidente Xi Jinping ha ordinato di intensificare la ricerca dei dispersi e rafforzare i sistemi di sorveglianza e allerta per prevenire nuovi disastri.
Le squadre hanno difficoltà a raggiungere alcuni punti a causa della quantità di fango. In determinati accessi si accumulano sedimenti di fino a 1,5 metri di profondità, rallentando le operazioni di emergenza.
La piena colpisce anche la produzione elettrica del Nepal
Il disastro ha avuto conseguenze importanti per l'infrastruttura energetica. Diverse centrali idroelettriche e progetti in costruzione situati lungo i fiumi sono stati danneggiati o hanno dovuto fermare la loro attività.
Il Ministero dell'Energia nepalese calcola che circa 430 megawatt di capacità idroelettrica sono stati colpiti, equivalente a più del 12% della capacità idroelettrica installata del paese.
I danni a strade e ponti aggiungono inoltre problemi per il commercio transfrontaliero con la Cina. La stessa regione ha subito nel 2025 un'altra piena che ha distrutto il cosiddetto Ponte dell'Amicizia e ha mantenuto per mesi alterate le connessioni tra Nepal e Tibet.
Una zona sempre più vulnerabile alle piene improvvise
Himalaya è particolarmente esposto a frane, valanghe, inondazioni improvvise e straripamenti di laghi glaciali. Gli scienziati avvertono che il riscaldamento sta accelerando la perdita di ghiaccio nella regione e aumentando alcuni dei rischi associati all'instabilità di ghiacciai e montagne.
Lo stesso corridoio del Bhote Koshi ha subito una grave inondazione circa un anno fa. In quell'occasione, lo straripamento di un lago supraglaciale situato in Tibet ha provocato una piena che ha lasciato nove morti e 24 dispersi, oltre a distruggere infrastrutture di confine.
La priorità continua a essere localizzare i centinaia di viaggiatori isolati e accedere alle popolazioni devastate. Il bilancio di 289 deceduti rimane provvisorio e le stesse autorità nepalese avvertono che l'entità definitiva della catastrofe non può ancora essere valutata.