Il Collegio delle Infermiere di Ceuta ha richiesto questo mercoledì la dichiarazione dello Stato di allerta di fronte a quello che considera un "collasso sanitario senza precedenti" dopo la crisi migratoria che attraversa la città autonoma dalla fine di luglio.
L'organizzazione assicura che i professionisti affrontano circa 200 assistenze giornaliere, con picchi superiori a 1.600 interventi, mentre lavorano con organici insufficienti e turni che arrivano a prolungarsi fino a quattro ore oltre l'orario previsto.
La sua richiesta, sostenuta dal Consiglio Generale delle Infermiere, contrasta con la posizione del Ministero della Salute. La ministra Mónica García ha riconosciuto che determinati servizi sopportano una pressione straordinaria, ma sostiene che il sistema sanitario ceutino non è collassato.
Fino a 16 pazienti per infermiera e turni quattro ore più lunghi
Secondo il comunicato del Consiglio Generale delle Infermiere, ogni professionista arriva ad assumere tra 14 e 16 pazienti, un carico assistenziale che il collettivo considera difficilmente sostenibile.
In assistenza primaria, le infermiere denunciano che determinati turni si estendono fino alle 21:00 quando dovrebbero concludersi alle 17:00. Assicurano anche che sono stati attivati turni durante i fine settimana per rispondere all'aumento della domanda.
La presidente del Collegio delle Infermiere di Ceuta, Rosa Fuentes, ha avvertito che i professionisti si trovano "esausti sia fisicamente che psicologicamente" e sostiene che le risorse disponibili risultano insufficienti per affrontare la situazione.
Durante i primi giorni della crisi migratoria a Ceuta, i sanitari sono arrivati a gestire 1.149 assistenze in 24 ore, secondo i dati forniti dall'organizzazione professionale.
Il collegio collega questa pressione con problemi preesistenti di assunzione e con la difficoltà di coprire i turni durante l'estate. A suo avviso, la stanchezza accumulata può influire sia sulle condizioni lavorative dei professionisti che sulla sicurezza dei pazienti.
Gastroenterite, scabbia e tubercolosi: i numeri che discutono infermiere e Sanità
Il Consiglio Generale delle Infermiere avverte anche di malattie legate a affollamento e mancanza di condizioni adeguate di igiene in alcuni spazi dove rimangono persone migranti.
Secondo il bilancio diffuso dall'organizzazione, sono stati registrati circa:
- 200 casi di gastroenterite acuta.
- 20 casi di scabbia.
- 21 casi di impetigine.
- Quattro casi di tubercolosi.
I dati, tuttavia, non corrispondono alle cifre riconosciute dal Ministero della Salute, che colloca i casi confermati a due di tubercolosi e 18 di gastroenterite.
Esistono anche differenze sui contagi di scabbia tra i militari. Il Consiglio Generale degli Infermieri menziona 30 casi, mentre l'Esercito di Terra ha confermato 24.
Gli specialisti avvertono che queste malattie devono essere analizzate in relazione alle condizioni di alloggio, all'accesso all'acqua e all'igiene. Non esiste una base per attribuirle indiscriminatamente all'origine delle persone migranti, e gli esperti avvertono del rischio di stigmatizzare coloro che necessitano di assistenza sanitaria.
Infermieristica chiede un comando unico e rinforzi urgenti
Il presidente del Consiglio Generale degli Infermieri, Florentino Pérez Raya, ha chiesto al Governo di stabilire un comando unico a Ceuta per coordinare la risposta e mobilitare i mezzi necessari per affrontare l'emergenza.
L'organizzazione professionale sostiene che la situazione richiede di rafforzare sia le risorse umane che quelle materiali e denuncia la mancanza di previsione nella contrattazione di personale durante i mesi estivi.
I professionisti avvertono anche delle difficoltà nel realizzare un monitoraggio adeguato dei pazienti che rimangono in spiaggia di El Trampolín e nei capannoni del Tarajal, dove le condizioni di accoglienza complicano il controllo sanitario.
La Sanità nega il collasso e Mónica García comparirà in Congresso
La versione del Ministero della Salute differisce da quella offerta dagli infermieri. Durante la sua visita a Ceuta, Mónica García ha assicurato che si erano occupati di 5.800 persone migranti, delle quali circa 3.500 sono state assistite in assistenza primaria e 2.300 in ambito ospedaliero.
La ministra ha difeso che l'attività sanitaria ordinaria continua e che non erano state sospese operazioni, consultazioni né altre assistenze programmate. Ha anche collocato in 60 professionisti aggiuntivi i rinforzi incorporati per affrontare la situazione.
Secondo quanto sostenuto, esistono servizi particolarmente tesi, ma il funzionamento generale del sistema consente di escludere un collasso. García ha richiesto anche spazi adeguati per accogliere e assistere le persone migranti in condizioni di salubrità.
La responsabile della Sanità comparirà in Congresso il 27 agosto per spiegare la situazione sanitaria a Ceuta.
Chi può dichiarare lo stato di allerta a Ceuta
La richiesta del Collegio delle Infermiere non implica che lo stato di allerta sia stato dichiarato. Secondo la Legge Organica 4/1981, sugli stati di allerta, eccezione e assedio, la decisione spetta al Governo mediante un decreto approvato in Consiglio dei Ministri.
La norma contempla questa figura di fronte a determinate alterazioni gravi della normalità, incluse crisi sanitarie come epidemie, situazioni di scarsità di approvvigionamento o la paralisi di servizi essenziali quando sussistono i requisiti legali.
Il decreto deve specificare il territorio interessato, le misure applicabili e la sua durata iniziale, che non può superare i 15 giorni. Qualsiasi proroga richiede l'autorizzazione espressa del Congresso dei Deputati.
Per ora, non risulta la dichiarazione dello Stato di allerta a Ceuta: si tratta di una richiesta formulata dai rappresentanti delle Infermiere di fronte alla situazione descritta dai professionisti sanitari.