'El Pablo' e 20 membri del suo clan a Palma, in libertà provvisoria dopo essere stati accusati di riciclare denaro del narcotraffico

'El Pablo' e 20 membri del suo clan a Palma rimangono in libertà provvisoria dopo un'operazione macro contro il riciclaggio di denaro del narcotraffico.

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Il noto narcotrafficante Pablo Campos Maya, soprannominato "El Pablo", e una ventina di membri del suo clan arrestati questa settimana per la loro presunta partecipazione a una rete di riciclaggio di capitali provenienti dalla vendita di stupefacenti sono stati messi in libertà provvisoria.

Il presunto capoclan del gruppo e altre undici persone sono comparsi durante la mattinata di questo venerdì davanti al giudice di guardia dei detenuti nei tribunali di Palma.

Dopo le comparizioni, l'autorità giudiziaria ha decretato la libertà provvisoria per tutti loro, imponendo diverse misure cautelari, secondo quanto hanno riferito a Europa Press fonti vicine all'indagine.

Le altre nove persone arrestate da agenti della Polizia Nazionale e del Servizio di Vigilanza Doganale dell'Agenzia delle Entrate erano già state messe in libertà dopo aver dichiarato negli uffici di polizia, secondo le stesse fonti.

Nonostante non siano passate per il giudice di guardia, queste nove persone continuano comunque a essere sotto indagine nel procedimento giudiziario, nel quale vengono loro attribuiti presunti reati di riciclaggio di capitali e appartenenza a un'organizzazione criminale.

L'operazione, sviluppata nel corso di questa settimana e ancora aperta, conta finora 21 arrestati, oltre al sequestro di veicoli, gioielli, armi da fuoco e sostanze stupefacenti, così come il sequestro di 48 immobili.

Le indagini si concentrano sul presunto riciclaggio di 20 milioni di euro provenienti dal narcotraffico, che sarebbero stati destinati all'acquisto di decine di abitazioni nel quartiere palmesano di La Soledat, considerato da anni l'epicentro delle attività del clan.

Gli investigatori hanno constatato che il gruppo stava destinando questi fondi ad acquistare, una per una, le case situate attorno all'abitazione del principale indagato, "El Pablo". Queste proprietà venivano ristrutturate in modo clandestino e unite tra loro, generando grandi residenze e punti di vendita di droga con porte blindate e muri rinforzati.

La casa di "El Pablo" raggiungeva, secondo l'indagine, circa 1.400 metri quadrati, con piscina, garage e un possibile tunnel di fuga da utilizzare in caso di necessità. Tuttavia, nella documentazione del Catasto non figurava come un'unica abitazione, ma come nove immobili distinti che un tempo occupavano quel lotto e che risultavano a nome suo, di sua moglie e di altri familiari.