Capsa destinerà circa 10 milioni fino al 2030 per promuovere il ricambio generazionale nel settore lattiero asturiano.

Capsa mobiliterà circa 10 milioni fino al 2030 con la sua strategia Territorio Lácteo per garantire il ricambio generazionale e l'occupazione nel settore lattiero asturiano.

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Il direttore degli investimenti a impatto e dell'innovazione aperta in Capsa Food (Gruppo Centrale Latteria Asturiana), Rubén Hidalgo, ha reso noto questo giovedì la strategia di innovazione sociale "Territorio Lácteo", sviluppata attraverso Capsa Impact, con la quale l'azienda prevede di mobilitare circa dieci milioni di euro entro il 2030.

Hidalgo, in dichiarazioni a Europa Press prima dell'evento tenutosi nel Museo Pueblo de Asturias, all'interno della 69ª Fiera Internazionale delle Campionature delle Asturie (Fidma), che si svolge nel recinto fieristico gijonese "Luis Adaro", ha sottolineato che si tratta di uno sforzo aggiuntivo specificamente orientato ad affrontare il problema del ricambio generazionale nel settore lattiero delle Asturie.

Ha indicato che la soluzione al cosiddetto orologio generazionale si basa su tre assi: agire, sapere, volere e poter. In questo contesto, ha dettagliato che si intende facilitare che le persone possano stabilirsi in un ambiente rurale, con abitazioni accessibili, servizi di prossimità e, dal punto di vista finanziario, servizi e assicurazioni, capacità di affrontare le esigenze di un'azienda agricola.

In ambito del volere, ha rimarcato che il suo obiettivo è avviare progetti culturali che riportino ai giovani l'idea che lavorare nei campi è "meraviglioso", e che lo stesso vale per il settore lattiero, dove è possibile "guadagnarsi molto bene da vivere e avere una buona qualità della vita lavorando nei campi".

Riguardo al sapere, ha anticipato che promuoveranno una proposta formativa strutturata in tre fasi. Il primo anno includerà un periodo di quattro mesi di specializzazione per tecnici di allevamento, al quale seguirà una fase di specializzazione già ufficiale.

Su quest'ultimo punto, ha precisato che, in collaborazione con il Servizio Pubblico per l'Impiego, cercheranno di progettare una carriera professionale "solvente" che permetta di entrare nel settore sia a persone con legami familiari precedenti sia a coloro che provengono da altri ambiti e desiderano lavorare nell'allevamento. Il loro obiettivo iniziale è raggiungere circa dieci persone nel primo anno.

Questa formazione si integra nella Paraíso Natural Academy, una nuova linea creata per rispondere alla scarsità di profili qualificati, facilitare il ricambio generazionale e aprire nuove opportunità lavorative e di radicamento nelle aree rurali.

Dal Centrale Latteria Asturiana è stato segnalato, tramite un comunicato stampa, che la diagnosi sociale territorializzata mette in evidenza una chiara "paradosso del radicamento".

In concreto, si indica che le persone intervistate valutano il territorio con un 6,2 su 7 come luogo in cui vivere, ma la valutazione scende a 5,0 quando si tratta delle loro opportunità di lavoro. Così, si conclude che la qualità della vita, da sola, non basta per fissare popolazione.

Il lavoro figura come la principale priorità per il 64 per cento delle persone consultate. Tuttavia, il racconto predominante non è che non ci sia lavoro, ma che esistono posti che non vengono coperti perché le condizioni di accesso, la qualifica richiesta o il proprio progetto di vita non risultano sufficientemente attraenti.

La casa appare come un altro collo di bottiglia strutturale: il 43% la segnala come problema e il 56% come priorità. Nella zona centrale delle Asturie, questa percezione sale al 57%, associata in modo speciale alla pressione turistica.

Il invecchiamento, menzionato dal 48%, conferma che il ricambio generazionale costituisce una delle grandi sfide del territorio lattiero. Assicurarne implica migliorare la redditività delle aziende, modernizzare il settore e costruire un racconto capace di presentare il mestiere di allevatore come un'opzione professionale attraente per le nuove generazioni.

La strategia presentata include, inoltre, l'avvio di alleanze con comuni, amministrazioni, enti finanziatori, centri di conoscenza e il tessuto associativo del territorio.

La diagnosi avverte anche che, sebbene la vita comunitaria riceva un punteggio di 5,8 su 7, il 76% percepisce poca o nessuna collaborazione tra i diversi attori del territorio. Rafforzare questa coordinazione è considerato, quindi, una condizione imprescindibile affinché le soluzioni possano scalare e mantenersi nel tempo.

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