I Mossos d'Esquadra stanno indagando su una convocazione diffusa tramite TikTok come possibile origine dei gravi disordini registrati questo sabato, 24 ottobre, nel centro di Barcellona, dove una concentrazione di circa 600 giovani è finita in saccheggi, incendi di arredi urbani e scontri con le forze di sicurezza. La polizia catalana punta a diversi profili legati all'etichetta "Blocus", che avrebbero promosso la mobilitazione attraverso i social media prima di trasferire parte del coordinamento a gruppi di Telegram e WhatsApp. Il bilancio provvisorio ammonta a 128 persone arrestate, 72 delle quali minorenni, e 15 agenti feriti, quattro di loro in gravi condizioni.
La commissaria capo dei Mossos d'Esquadra, Sílvia Catà, ha spiegato questa domenica, in dichiarazioni a Catalunya Ràdio, che il corpo di polizia seguiva da diversi giorni i movimenti di questi profili, anche se l'intensità degli scontri ha sorpreso gli agenti. Secondo quanto ha riferito, gli investigatori stanno ora lavorando per determinare chi si cela dietro gli account che hanno diffuso la convocazione e se esistesse una struttura organizzata per promuovere gli atti vandalici. La principale ipotesi della polizia punta a un tentativo di riprodurre a Barcellona gli episodi di violenza di strada registrati nelle ultime settimane in Francia.
Da TikTok a Telegram e WhatsApp: così si è organizzata la convocazione
Le prime chiamate a partecipare alla concentrazione hanno iniziato a circolare su TikTok almeno dal 20 ottobre scorso, tramite pubblicazioni che utilizzavano il nome "Blocus Barcelona". I messaggi facevano riferimento a mobilitazioni giovanili simili a quelle tenute in Francia, dove le proteste legate all'ambito educativo avevano derivato in diversi episodi di violenza.
Secondo le informazioni pubblicate da 3CatInfo e El País, alcuni dei contenuti diffusi includevano codici QR e link che permettevano di accedere a gruppi privati di WhatsApp e Telegram. In questi canali sono state condivise istruzioni riguardo l'abbigliamento dei partecipanti, il modo di agire durante la concentrazione e gli oggetti che dovevano portare.
Anche se alcuni messaggi richiedevano che la protesta fosse pacifica, altri incoraggiavano espressamente a compiere atti vandalici e saccheggiare esercizi commerciali. I Mossos stanno ora indagando fino a che punto queste comunicazioni abbiano influenzato gli incidenti e chi siano stati i loro principali promotori.
La convocazione era stata presentata sotto slogan legati all'istruzione e citava i partecipanti nella plaza de Catalunya di Barcellona. Tuttavia, la concentrazione si è trasformata in una successione di distruzioni e scontri con la polizia.
"Non è stata una manifestazione come quelle a cui siamo abituati"
La commissaria capo dei Mossos ha riconosciuto che lo sviluppo degli eventi è risultato sorprendente per gli stessi agenti. "È abbastanza inspiegabile", ha affermato Catà sulla dinamica dei disordini, prima di sottolineare che non si trattava di una concentrazione rivendicativa convenzionale.
La responsabile della polizia ha spiegato che i partecipanti si dividevano in piccoli gruppi che agivano in modo disperso, rendendo difficile l'intervento delle unità di sicurezza. Secondo la sua valutazione, non erano collettivi strutturati con una rivendicazione comune, ma giovani che si erano uniti a una convocazione diffusa su internet e che hanno finito per protagonizzare atti vandalici.
In questo senso, i Mossos considerano che i disordini cercassero di imitare scene di violenza registrate recentemente in diverse città francesi. La polizia catalana mantiene contatti con altri corpi europei per analizzare possibili somiglianze tra le convocazioni e determinare se esiste qualche connessione tra i loro promotori.
Catà ha anche chiarito che gli arrestati risiedono in Catalogna, escludendo che gli scontri siano stati protagonizzati da gruppi spostati dalla Francia.
128 arrestati, 72 minori e 23 negozi vandalizzati
L'ultimo bilancio comunicato dai Mossos d'Esquadra riflette l'entità degli incidenti. Un totale di 128 persone sono state arrestate, di cui 72 sono minori di età, il che rappresenta circa il 56% degli arrestati. Tra di loro ci sono adolescenti di 14 anni, anche se la maggior parte dei minori arrestati ha tra i 16 e i 17 anni.
Del totale degli arrestati, 122 sono uomini e sei donne. Secondo le informazioni della polizia, solo due avevano precedenti per disordini pubblici.
I disordini hanno anche lasciato 15 poliziotti feriti: 14 agenti dei Mossos d'Esquadra e uno della Guardia Urbana di Barcellona. Quattro degli agenti coinvolti hanno subito lesioni gravi che li hanno costretti a causare assenza.
I danni materiali si sono estesi per diverse strade del centro della città, specialmente nei dintorni di piazza Catalunya e delle principali zone commerciali. La polizia ha contabilizzato 23 esercizi vandalizzati o saccheggiati, mentre i pompieri hanno dovuto effettuare 33 interventi legati a incendi, principalmente di contenitori e altri elementi dell'arredo urbano.
Durante l'operazione sono state sequestrate anche armi bianche, spray, passamontagna, materiale pirotecnico e pietre, tra gli altri oggetti.
I Mossos indagano sui promotori di "Blocus"
Una delle principali linee di indagine si concentra ora su identificare i responsabili dei profili di TikTok che hanno promosso la concentrazione e ricostruire come si sia diffusa la convocazione tra diversi gruppi di giovani.
Gli agenti avevano già rilevato movimenti sui social media nei giorni precedenti e avevano preparato un dispositivo di sorveglianza. Tuttavia, secondo fonti di polizia citate da El País, la previsione iniziale era che partecipassero circa 300 persone e si verificassero incidenti di minore intensità, uno scenario che è stato ampiamente superato.
L'indagine dovrà anche chiarire se gli atti vandalici siano stati il risultato di una pianificazione comune o se diverse persone abbiano approfittato della concentrazione per commettere reati in modo indipendente. Per il momento, i Mossos non hanno accreditato l'esistenza di un'organizzazione criminale dietro i disordini, anche se continuano a esaminare l'attività dei profili e dei gruppi di messaggistica coinvolti.
Gli incidenti hanno inoltre provocato una risposta istituzionale. Il sindaco di Barcellona, Jaume Collboni, ha annunciato che il Comune si costituirà parte civile nei procedimenti giudiziari che si apriranno per i danni, mentre la Generalitat ha insistito sulla necessità di differenziare il diritto legittimo di manifestazione dagli atti delittuosi.
La polizia catalana mantiene aperta l'indagine di fronte alla possibilità che vengano promosse nuove convocazioni simili. L'obiettivo immediato è identificare i loro promotori e chiarire come una mobilitazione diffusa su TikTok abbia finito per scatenare una delle giornate di disordini più gravi registrate recentemente nel centro di Barcellona.