Il Governo patteggia con l'industria tecnologica le chiavi del futuro decreto sui centri di dati

Il Governo sta ultimando con il settore tecnologico il decreto sui centri di dati, con forti requisiti verdi che l'associazione degli imprenditori vede come un rischio per l'investimento.

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Il Governo è immerso in conversazioni con le principali compagnie tecnologiche per definire le condizioni del prossimo decreto reale sui centri di dati. L'Esecutivo sostiene che le nuove esigenze in materia ambientale, energetica e di sovranità digitale non dovrebbero frenare l'arrivo di capitali stranieri né di nuovi progetti in Spagna.

Fonti governative hanno segnalato questo lunedì che il dialogo con il settore, inquadrato nella fase di audizione pubblica del progetto di decreto reale, si concentra nel chiudere gli aspetti tecnici di una regolamentazione che obbligherà i centri di dati di maggiori dimensioni a sostenere con nuova capacità rinnovabile, certificata ora per ora, almeno l'80% del loro consumo di elettricità.

L'intenzione dell'Esecutivo è di raggiungere un equilibrio accettabile per tutte le parti, in uno scenario in cui le aziende sottolineano che le loro strutture sono già sostenibili e garantiscono la sovranità delle loro operazioni e dei dati che gestiscono.

Il Governo insiste che questa normativa non comporterà una moratoria per le nuove iniziative, che potranno proseguire purché si adeguino ai criteri stabiliti. Gli obblighi si applicheranno alle strutture che superano 1 megawatt (MW) di potenza elettrica, a causa del loro maggiore impatto sulla rete, sul territorio e sull'uso dell'acqua.

Il testo prevede che ogni nuovo MW di consumo elettrico sia associato a 1 MW aggiuntivo di generazione rinnovabile messa in servizio nei 18 mesi precedenti all'entrata in operazione del centro, sia tramite autoconsumo che attraverso contratti di compravendita di energia a lungo termine (PPA).

Oltre 12 GW preconcessi e obiettivo di ordinare la crescita

Le proiezioni nazionali stimano che nel 2030 si raggiungeranno circa 2,5 gigawatt (GW) di potenza di calcolo, mentre dal 2021 sono stati concessi in precedenza più di 12 GW di diritti di accesso e connessione alla rete elettrica per centri di dati.

Per l'Esecutivo, questo disallineamento evidenzia la forte aspettativa generata attorno al business dei centri di dati e la competizione per la capacità elettrica disponibile. Il nuovo decreto intende ridurre il componente speculativo legato alla riserva e possibile rivendita di quei diritti di accesso, oltre a garantire che i progetti che proseguono portino occupazione e attività economica con il minor effetto negativo possibile sull'ambiente.

Il Governo difende che la Spagna parte da una posizione vantaggiosa per attrarre questo tipo di investimenti grazie all'abbondanza di risorse rinnovabili, ai prezzi dell'elettricità e alla connettività internazionale, anche se considera imprescindibile ordinare l'espansione del settore prima che possa generare tensioni nella rete.

Riferimenti internazionali e requisiti di sovranità digitale

Attualmente non si rilevano problemi di fornitura elettrica legati ai centri di dati, ma l'Esecutivo punta a prevenire possibili tensioni derivanti dall'aumento previsto della domanda.

In questo contesto, è stato preso come riferimento il caso dell'Irlanda, dove diversi rapporti segnalano che i centri di dati potrebbero arrivare a concentrare fino al 32% della domanda elettrica, così come la situazione di alcuni stati degli Stati Uniti, dove quel peso supera il 25%. Sono state anche menzionate le limitazioni imposte nei Paesi Bassi.

Il progetto incorpora, inoltre, obblighi di efficienza energetica e idrica e condizioni di sovranità digitale, tra cui che l'operazione del centro e i dati associati ad essa rimangano sotto giurisdizione dell'Unione Europea.

La confederazione SpainDC avverte di possibili fughe di investimento

In parallelo, SpainDC, l'Associazione Spagnola dei Centri di Dati, ha avvertito questo lunedì che il progetto per richiedere consumo energetico rinnovabile ai centri di dati comporta un "rischio di perdita di investimenti" fino al 90% e chiede "cambiamenti sostanziali" su di esso.

In un comunicato, l'associazione ha mostrato la sua "preoccupazione" per il progetto di decreto reale con cui si regolano i requisiti di sostenibilità energetica, ambientale e di resilienza e sovranità digitale applicabili ai centri di dati.

In particolare, chiede "cambiamenti sostanziali" prima della sua approvazione definitiva e anticipa che presenterà osservazioni al testo, poiché considera che "la Spagna si collocherebbe come il paese con il quadro normativo più restrittivo dell'Unione Europea" e che il design, l'intensità, l'accumulo e il calendario di determinate esigenze "possono compromettere investimenti reali, rendere difficile la fattibilità di progetti maturi e ridurre significativamente la competitività" del paese rispetto ad altri mercati europei.

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