Il Governo del Venezuela, guidato dalla presidente incaricata Delcy Rodríguez, ha comunicato ufficialmente questo venerdì al segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, la sua decisione "ferma e irrevocabile" di abbandonare lo Statuto di Roma e avviare il suo ritiro "definitivo" dal Tribunale Penale Internazionale (TPI).
Il ministro degli Esteri, Félix Plasencia González, ha sottolineato in un messaggio diffuso sui social media che "il Venezuela considera che l'operato della corte risponde a un bias geografico dimostrato, che ha concentrato il suo lavoro in modo sproporzionato nei paesi africani e latinoamericani, a detrimento del Sud Globale".
In linea con quanto detto, ha evidenziato che questo "modello" di comportamento da parte del tribunale dimostra "una giustizia internazionale che, lontana dall'essere applicata con equità, è stata strumentalizzata per approfondire le disuguaglianze tra i popoli e ignorare il loro diritto all'autodeterminazione e alla sovranità".
Plasencia ha aggiunto che "questo bias non è una semplice coincidenza processuale, ma il riflesso di un'istituzione che ha messo i suoi meccanismi al servizio di interessi estranei alla giustizia e ai popoli che dice di proteggere", sottolineando che la decisione è adottata ai sensi dell'articolo 127 dello Statuto di Roma.
Di conseguenza, il Governo di Caracas ha respinto questa "dimensione di lawfare, che perpetua la persecuzione contro il popolo venezuelano e aggrava le disuguaglianze che la giustizia internazionale dovrebbe correggere". "Ribadiamo il nostro impegno per una giustizia genuinamente equa, rispettosa della sovranità e dell'autodeterminazione dei popoli", ha concluso.
Dal lato della società civile internazionale, la direttrice di Ricerca, Incidenza, Politiche e Campagne di Amnesty International, Erika Guevara-Rosas, ha avvertito che questa decisione "non cancella i suoi obblighi né pone fine alla ricerca di giustizia", ricordando che "nessuno Stato può utilizzare il suo ritiro dal TPI come uno scudo contro la giustizia".
Guevara-Rosas ha qualificato la misura come "un altro segnale allarmante del rifiuto continuo del Governo venezuelano al controllo internazionale e ora si unisce agli sforzi autoritari per indebolire uno dei principali meccanismi di rendicontazione per i crimini più gravi del Diritto Internazionale".
Allo stesso modo, ha insistito che "questo tipo di decisioni non annullano le obbligazioni giuridiche già esistenti né influenzano i processi e le responsabilità derivanti da fatti accaduti mentre lo Stato era parte dello Statuto di Roma".
Nella sua dichiarazione, ha sottolineato che "le vittime dei crimini di lesa umanità commessi dal Governo hanno diritto alla verità, alla giustizia e al risarcimento. Questo diritto non scompare per una decisione politica. Al contrario, questo annuncio rafforza l'importanza di proteggere l'indipendenza della CPI e di garantire che i responsabili di crimini di diritto internazionale rendano conto", chiamando la comunità internazionale a "rispondere con fermezza e "chiarire che l'impunità non può mai essere la risposta".