Il ministro dell'Interno e segretario generale del Partito Socialista Unito del Venezuela (PSUV), Diosdado Cabello, ha lanciato questo martedì una sfida diretta all'opposizione venezuelana affinché si sottoponga a delle elezioni, assicurando che il chavismo tornerebbe a imporsi in eventuali elezioni.
In parallelo, la leader oppositrice e premio Nobel per la Pace, María Corina Machado, ha ribadito la sua determinazione di tornare al più presto in Venezuela per "facilitare la transizione" politica nel paese.
Durante gli atti per l'anniversario della vittoria elettorale di Hugo Chávez del 7 ottobre 2012, Cabello ha chiamato i suoi sostenitori a mantenere la presenza nelle strade e a sostenere la "presidenta" Delcy Rodríguez "in tutti i fronti di battaglia". Il leader chavista ha chiesto alla militanza di continuare "a sommare ogni giorno" affinché, quando l'avversario politico "che dice di avere il 90% dei sondaggi" decida di recarsi alle urne, il chavismo sia in condizioni "di tornare a vincere".
Cabello ha ribadito la sua sfida, sottolineando che il governo è pronto a confrontarsi alle urne "chiunque sia e quando sia".
In modo simultaneo, María Corina Machado ha diffuso un messaggio sui suoi social media in cui conferma la sua intenzione di tornare nella nazione caraibica per "essere insieme ai venezuelani in questa fase" e "rafforzare l'organizzazione della gente". In un recente articolo di opinione, l'oppositrice ha sostenuto che la sua responsabilità in questo momento è accompagnare i cittadini e "canalizzare pacificamente le crescenti tensioni sociali". A suo avviso, la sfida immediata consiste nel "costruire un Venezuela libero e democratico, che sia il più affidabile alleato degli Stati Uniti nel nostro emisfero".
D'altra parte, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha lodato lunedì scorso la leader venezuelana, che ha definito "una donna eccellente" ed ha espresso la sua fiducia che "tutto andrà bene" riguardo alla crisi del paese. In quelle stesse dichiarazioni, Trump ha assicurato che Machado gli aveva consegnato il suo premio Nobel perché l'oppositore "sapeva che me lo ero guadagnato".