La Corte Suprema di Giustizia dell'Argentina ha rettificato la sua posizione e ha rimesso in vigore le restrizioni alla vendita di terre rurali a cittadini e aziende straniere, dopo la controversia generata dalla revoca della sentenza che bloccava la deroga della Legge sulle Terre, una norma che il presidente Javier Milei intende eliminare.
In questo modo, il tribunale ripristina i limiti fissati da tale legge, che Milei cercava di annullare nel contesto del Decreto di Necessità e Urgenza (DNU) 70/2023, i cui effetti sono ora sospesi in via provvisoria attraverso una misura cautelare.
La decisione è stata firmata dai magistrati Horacio Rosatti e Ricardo Lorenzetti, insieme ai giudici Diego Barroetaveña e Juan Ignacio Pérez Curci, che hanno espresso il loro voto con carattere urgente. La validità di questa risoluzione si manterrà fino a quando il Tribunale Federale di Bariloche non risolverà sulla legittimazione degli attori che hanno presentato la domanda.
L'Associazione Civile Albero in Piedi e altri privati hanno promosso alla fine di dicembre 2023 un'azione di amparo collettivo davanti alla Giustizia federale di Bariloche. Nella loro presentazione hanno richiesto che fosse dichiarata incostituzionale la deroga dell'articolo 154 del decreto, ritenendo che l'eliminazione della Legge sulle Terre influenzasse il diritto a un ambiente sano ed equilibrato, riconosciuto dall'articolo 41 della Costituzione Nazionale.
I querelanti hanno inoltre sostenuto che la soppressione di tale normativa metteva in pericolo l'utilizzo razionale delle risorse naturali, così come la protezione della natura e della diversità biologica.
In termini pratici, la Corte annulla ora le conseguenze della propria pronuncia di martedì della settimana precedente, quando, invocando questioni processuali, aveva annullato la sentenza che dichiarava incostituzionale l'articolo del decreto promosso da Milei che abrogava in toto la Legge sulle Terre.
Quella sentenza ha provocato forti critiche, ha costretto il tribunale a diffondere un'inaspettata chiarificazione pubblica e ha motivato avvertimenti dell'opposizione sulla possibilità di far cadere l'intero decreto — e non solo l'articolo 154 — al Congresso la prossima settimana. In questo contesto, la nuova risoluzione potrebbe contribuire a che il Governo conservi il resto del testo.
Con questa decisione torna ad applicarsi la normativa che fissa al 15 per cento il massimo di terre rurali che possono rimanere in mani straniere e stabilisce un limite di 1.000 ettari per proprietario nelle aree agricole di maggior valore.