La Camera dei Deputati d'Italia ha sostenuto in una prima votazione la controversa riforma elettorale promossa dalla prima ministra, Giorgia Meloni, un passo chiave che lascia praticamente spianata la strada per la sua approvazione definitiva, prevista per il prossimo giovedì, nonostante le dure critiche dell'opposizione.
Nella sessione, 226 deputati si sono espressi a favore dell'iniziativa, mentre 147 lo hanno fatto contro e tre si sono astenuti. La proposta introduce un premio di maggioranza con l'obiettivo di rafforzare la stabilità istituzionale: la lista o coalizione che raggiunge almeno il 42% dei voti otterrà un pacchetto fisso di seggi, 70 alla Camera dei Deputati e 35 al Senato.
Se nessuna forza politica o alleanza raggiungesse quella soglia del 42%, il premio di maggioranza verrebbe disattivato in entrambe le camere e i seggi verrebbero distribuiti proporzionalmente tra le formazioni che superano il limite minimo del 3% dei voti.
Con questo meccanismo, il blocco vincente potrebbe assicurarsi una maggioranza operativa anche senza superare il 50% delle schede, il che, secondo quanto sostiene Meloni, permetterebbe di ridurre la frequenza con cui si verificano cambi di Governo rispetto all'instabilità del passato.
Il nuovo sistema elimina inoltre le circoscrizioni uninominali, che saranno sostituite da circoscrizioni plurinominali. L'elettore smetterà di poter scegliere un candidato concreto della sua zona e dovrà votare direttamente il simbolo del partito o della coalizione, accettando una lista chiusa di nomi ordinati precedentemente dalle direzioni di ciascuna formazione.
I detrattori hanno battezzato la riforma come "Melonellum" e sostengono che il suo vero obiettivo è garantire la permanenza della prima ministra al potere. Dopo l'approvazione dei tre articoli, giovedì avrà luogo la votazione definitiva sul testo completo della legge.
Meloni ha elevato la decisione della Camera Bassa a una sorta di test per la continuità del suo Esecutivo, fino al punto che, se la riforma non superasse le votazioni previste, l'Italia potrebbe trovarsi costretta a convocare elezioni anticipate.