Diverse centrali sindacali, organizzazioni contadine, comunità indigene, collettivi studenteschi e forze politiche dell’opposizione in Colombia hanno annunciato una giornata di sciopero nazionale per il prossimo giovedì 19 novembre. La convocazione si prospetta come risposta al progetto di Legge di Salvataggio Economico promosso dal Governo del presidente Abelardo de la Espriella e alla sua strategia in materia di sicurezza.
Tramite un comunicato congiunto, più di un migliaio di delegati riuniti nell’Incontro Nazionale per la Difesa della Vita, della Dignità, della Democrazia, della Pace, della Sovranità e delle Riforme Sociali hanno formalizzato il loro rifiuto dell’Esecutivo di estrema destra. Gli organizzatori sostengono che la protesta, che avrà luogo in tutte le regioni del Paese e sarà "massiccia e pacifica", risponde all’effetto che l’aggiustamento fiscale provocherà sulle classi medie e sulle famiglie con minori risorse.
Le organizzazioni criticano che la riforma tributaria intenda aumentare l’IVA di alcuni prodotti di consumo quotidiano dal 5 al 19%, aumentare la pressione fiscale sui salari e raddoppiare i contributi alla salute dal 4 all’8% per determinati lavoratori. Secondo quanto precisano, il 75,32% dello sforzo di aggiustamento si concentrerà in maggiori imposte e contributi, rispetto al 24,68% che deriverà dalla riduzione della spesa dello Stato. Allo stesso modo, respingono i licenziamenti nell’amministrazione pubblica, la ristrutturazione di enti statali e l’incremento del servizio del debito pubblico, che arriverà a rappresentare il 24,5% del bilancio nazionale nel 2027.
Il nuovo appello allo sciopero arriva a poche settimane dalla massiccia giornata di mobilitazioni dello scorso 14 ottobre, quando migliaia di persone sono scese in strada nelle principali città del Paese. Quella protesta, la prima di grande portata contro il Governo di De la Espriella, era stata attraversata dalle forti critiche dell’opposizione al protocollo di polizia approvato dal presidente mediante decreto per regolare l’uso della forza nelle manifestazioni, una disposizione che i sindacati considerano restrittiva ma che il mandatario ha difeso sostenendo che la protesta non può essere "al di sopra del diritto di lavorare e mobilitarsi liberamente".