Il capolista di ERC al Congresso, Gabriel Rufián, ha rivendicato la convenienza di articolare spazi di collaborazione con altre formazioni per "sottomettere il PSOE e non per essere sottomessi", sottolineando che l'attuale PSOE è frutto della correlazione di forze promossa da ERC, Bildu, BNG, Podemos e Compromís, che, sostiene, hanno dimostrato un patriottismo più solido di "quelli che portano la bandiera a un braccialetto".
Rufián si è espresso così questo sabato a Barcellona, nel primo atto congiunto di precampagna con la candidata di Podemos, Irene Montero, tenutosi in Plaza Major di Nou Barris sotto lo slogan 'Casa. Vita. Futuro', e a cui hanno partecipato anche il presidente di ERC, Oriol Junqueras, e la segretaria generale di Podemos, Ione Belarra, tra altre figure.
Nel suo intervento, ha affermato: "Io voglio un governo del PSOE sottomesso a queste forze politiche, perché è una menzogna che il PP e il PSOE siano la stessa cosa, sempre che tu sia in grado di prendere il PSOE per il colletto e dirgli qui si legifera per la gente", insistendo sul fatto che il suo obiettivo è condizionare le politiche socialiste da sinistra.
"Ti chiami come ti chiami, il fronte siamo noi", ha proclamato, difendendo l'accordo siglato con Podemos per queste elezioni e rivendicando che non esiste un'unica forma valida di essere catalano. Ha insistito che "questo non riguardava sottomettersi al PSOE entrando nel PSOE", ma esercitare pressione dall'esterno e, allo stesso tempo, semplificare il panorama elettorale.
Il dirigente repubblicano ha inquadrato queste elezioni in Catalogna come una disgiuntiva tra ERC e il PSC, al quale, secondo quanto ha detto, "non merita il premio del cosiddetto voto utile", e ha presentato ERC come l'opzione più chiaramente antifascista.
"Rabbia fascista" e critica a Junts e AC
In relazione con il possibile scenario statale, Rufián ha allertato sulla eventuale formazione di un Esecutivo di coalizione tra PP e Vox dopo il voto, negando che esista alcuna protezione automatica che renda Catalogna, Euskadi o Galizia immuni alla "rabbia fascista" solo per il fatto che, sottolinea, votano in modo diverso.
"Qualcuno ci crede davvero? Ma che tipo di magia vendete?", ha interrogato, rimproverando che sia un'irresponsabilità mantenersi al margine del momento politico attuale. In questa linea, ha interpellato direttamente Junts e ha chiesto "a cosa serve parlare un catalano perfetto" se si vota contro i decreti sulla casa e il cosiddetto scudo sociale.
Ha caricato anche contro la leader di AC, Sílvia Orriols: "Quello che le dico è che né è coraggiosa, né è patriota, perché tu non puoi essere patriota odiando metà della tua patria", e ha affermato che sia lei che il presidente di Vox, Santiago Abascal, agiscono mossi da un odio "sfocato".
Casa e pressione al Governo
Il dirigente di ERC ha posto la casa al centro del dibattito, riassumendo la sua posizione nello slogan 'una famiglia, una casa', di fronte a coloro che, a suo avviso, danno priorità ai soldi: "Si chiamano PP, si chiamano VOX, si chiamano Junts, e anche, a volte, se non siamo in grado di piegarli, sono anche il PSOE", ha sottolineato, chiedendo maggiore ambizione all'Esecutivo centrale.
Ha rimproverato al Governo la sua gestione durante la legislatura in questo ambito e ha difeso che si sarebbero potute promuovere molte più misure, come intensificare le ispezioni sugli appartamenti turistici, dei quali, assicura, il 95% "sono illegali".
Rufián ha ironizzato sulla presenza del presidente del Governo, Pedro Sánchez, nel programma di RTVE 'La Revuelta', presentato da David Broncano: "Fai una bella figura con Broncano", ha detto, per sottolineare che, a suo avviso, l'Esecutivo ha sprecato opportunità per agire con maggiore decisione in materia di abitazioni.
Il repubblicano ha difeso che non basta aumentare il parco abitativo se non si vieta la speculazione, e ha chiesto un sostegno sufficiente alle urne affinché la prima legge di un Governo "realmente progressista" serva a garantire che ogni famiglia possa accedere a una casa.