Il Bollettino Ufficiale dello Stato (BOE) ha diffuso questo mercoledì la legge organica che riconosce i funzionari penitenziari come agenti dell'autorità. La disposizione, che inizierà ad applicarsi questo giovedì, 15 ottobre, stabilisce che dovranno essere indennizzati per i danni che subiscono nello svolgimento delle loro funzioni.
In questo modo, la nuova normativa introduce cambiamenti nell'articolo 80 della legge organica 1/1979, in particolare nei commi due e tre, e incorpora i commi cinque, sei e sette, conferendo questa condizione a tutti gli effetti legali.
Grazie a questa riforma, questi dipendenti pubblici potranno identificarsi nei procedimenti legati alla loro attività professionale mediante il loro numero di registrazione professionale.
Allo stesso modo, godranno della stessa protezione giuridica del resto del personale funzionario. Con l'obiettivo di proteggere la loro integrità fisica nei procedimenti penali diretti contro i funzionari dell'amministrazione penitenziaria, sarà garantita la loro separazione dal resto dei detenuti, così come la separazione rispetto ad altri internati in caso di ingresso in prigione.
Motivi e ambito della nuova regolamentazione
Il BOE sottolinea che la realtà del sistema penitenziario e le diverse interpretazioni che si sono prodotte nell'ambito giudiziario sulla condizione di agente dell'autorità dei funzionari e funzionarie penitenziari rendono imprescindibile precisare e rafforzare questo aspetto legale.
Tra le ragioni raccolte dal Governo nell'esposizione dei motivi figura che dichiarare i funzionari penitenziari come agenti dell'autorità apporterà sicurezza giuridica al lavoro che svolgono e eviterà l'emissione di risoluzioni giudiziarie contraddittorie.
Il testo, che entrerà in vigore il giorno successivo alla sua pubblicazione nel BOE, ossia domani, indica che la riforma intende garantire la protezione dei funzionari penitenziari contro i danni causati durante l'esercizio delle loro funzioni, impedendo che debbano assumere personalmente le conseguenze economiche quando non ci sia stata dolo, colpa o negligenza grave da parte loro.