La segretaria generale del PSPV, Diana Morant, ha sottolineato, dopo il documento inviato dall' 'ex presidente' della Generalitat Carlos Mazón al giudice di Catarroja affinché chiarisca se esista in corso qualche linea di indagine o da avviare su una possibile responsabilità penale per la sua azione, che, "quasi due anni dopo, continuano a non essere in grado di riconoscere l'evidente: sono arrivati tardi quando contava di più".
Mazón, tramite la sua rappresentanza legale, ha registrato un documento presso il tribunale di Catarroja che analizza la gestione della dana in cui richiede che si determini se ci sia aperta o da aprire qualche indagine relativa a una eventuale responsabilità penale per azione sua "con espressione sufficiente del suo contenuto fattuale", al fine di poterla conoscere e presentare le prove di scarico che ritiene pertinenti e, nel caso in cui non esista "nessun altro fatto, azione, indizio o linea di indagine", si faccia constare in modo espresso.
Nel documento, la difesa di Mazón sostiene inoltre che la questione da risolvere in questo procedimento è se si possa affermare "con il grado di certezza esigibile in Diritto penale", che le vittime –con identificazione di ogni persona deceduta– non avrebbero perso la vita durante la dana se avessero ricevuto "alcuni minuti prima lo stesso messaggio che è stato inviato alle 20:11 ore raccomandando di evitare spostamenti".
Attraverso un messaggio nel social network 'X', Diana Morant ha sottolineato che "un allerta in tempo potrebbe aver cambiato il destino di 231 persone". "Negare la realtà non restituisce a nessuno, ma chiarisce che ci sono coloro che continuano a non voler assumere le proprie responsabilità", ha concluso.