Il presidente di Ceuta, Juan Vivas, ha approfittato questo mercoledì dell'atto istituzionale per il Giorno della Città Autonoma per esortare a chiedere al Marocco il rispetto per "l'integrità territoriale" della città "con la dovuta fermezza e chiarezza". Il dirigente ceutino ha accusato il paese vicino di mantenere "l'obiettivo irrinunciabile dell'asfissia, del molestare e del demolire le nostre due città", in riferimento anche a Melilla.
Vivas ha reclamato che quanto accaduto con l'ingresso massiccio recente di migranti segni "un prima e un dopo" sia per Ceuta che per l'insieme della Spagna. Ha sottolineato che la priorità immediata deve essere recuperare "la normalità urgente, immediata", avvertendo che "Ceuta non regge più".
Durante il suo discorso al Teatro Auditorium del Revellín, dove dalle 12.00 si è svolto l'atto ufficiale per il Giorno di Ceuta, il presidente autonomico ha ribadito che quanto accaduto "non è una crisi migratoria", ma un episodio che colpisce "in pieno il nucleo della sicurezza nazionale".
A suo avviso, si è verificata una violazione di "l'integrità territoriale della Spagna" e ha sottolineato che "poche cose sono accadute più gravi di questa in Spagna". Il dirigente ha insistito sul fatto che rimangono "molte domande in sospeso" e ha difeso la necessità di conoscere "la verità", anche se ha ritenuto che questa giornata non fosse quella adatta per entrare in quel dibattito.
"Solo dalla verità potremo costruire il futuro", ha sottolineato, prima di ribadire che tutte le energie devono ora essere dirette a "togliere Ceuta dalla terapia intensiva".
Le parole di Vivas sono state sostenute in diverse occasioni dal pubblico riunito nel Teatro Auditorium del Revellín. Il suo intervento è stato interrotto da applausi e acclamazioni, tra cui grida di "presidente" e "tu sì che vali".
All'atto hanno partecipato il ministro della Politica Territoriale e della Memoria Democratica, Ángel Víctor Torres; la ministra dell'Inclusione, della Sicurezza Sociale e delle Migrazioni, Elma Saiz; e il delegato del Governo a Ceuta, Miguel Ángel Pérez Triano. Nessuno dei tre si è unito agli applausi che il discorso di Vivas ha suscitato in modo reiterato tra i presenti.
La presenza del delegato del Governo ha generato momenti di tensione con parte del pubblico. Pérez Triano è stato oggetto di fischi in diversi momenti dell'evento, in chiaro contrasto con le ovazioni dedicate al presidente ceutino.
Esigenza di fermezza di fronte al Marocco
Il presidente della Città ha centrato buona parte del suo intervento nella relazione con il Marocco e ha reclamato che si esiga "con la dovuta fermezza e chiarezza" il rispetto dell'integrità territoriale di Ceuta e, per estensione, della sua frontiera. Questa domanda, ha aggiunto, deve essere accompagnata dal rafforzamento delle capacità dissuasive della città "in tutti i campi".
Vivas ha avvertito che il controllo e la sorveglianza della frontiera "non possono essere nelle mani del Marocco", ma della Spagna e dell'Unione Europea. A tal fine, ha chiesto di intraprendere i lavori di infrastruttura necessari e di dotare di più mezzi personali, materiali e tecnologici.
In questo contesto, il presidente ha difeso ugualmente il ritorno di tutte le persone che sono entrate a Ceuta durante la crisi migratoria. "Bisogna riportare tutti", ha insistito, perché, a suo avviso, se non si agisce in questo modo "ci sarà sempre qualcuno che avrà la tentazione di usare lo strumento migratorio per fini politici".
"Questo deve avere un prima e un dopo", ha ribadito Vivas, che ha qualificato quanto accaduto come un'"invasione" e ha sottolineato che l'obiettivo deve essere impedire che un episodio di queste caratteristiche si ripeta.
"Ceuta è in pericolo" e reclama più presenza dello Stato
"Ceuta è in pericolo", ha proclamato all'inizio del suo intervento, ricordando che la città ha subito, con le sue stesse parole, "un attacco alla nostra integrità territoriale" con l'ingresso massiccio di circa 80.000 persone in appena 48 ore, una cifra che ha equiparato alla popolazione totale della città.
Vivas ha descritto la città come "triste, ferita, indignata, con l'anima in bilico, ma in piedi".
Il presidente ha reclamato che lo Stato non si ritiri a Ceuta, ma che rafforzi la sua presenza in ambiti come Difesa, Sicurezza, Giustizia, Sanità e Istruzione. Ha anche richiesto più investimenti in attrezzature, infrastrutture, abitazioni e inclusione sociale al fine di avvicinare i livelli di prosperità e benessere dei ceutini a quelli del resto dei cittadini spagnoli.
Ha sostenuto un modello economico basato su "più Spagna e più Europa", con misure come il perfezionamento del Regime Economico e Fiscale speciale, l'abbattimento dei costi delle comunicazioni, la promozione della formazione professionale e l'attrazione di talenti.