I sindacati dell'Ambito di Negoziazione hanno espresso il loro rifiuto frontale all'iniziativa proposta dalle comunità autonome (CCAA) nell'ultimo Consiglio Interterritoriale del Sistema Nazionale di Salute (SNS), in cui difendono di ricominciare da capo la negoziazione dello Statuto Quadro. Di fronte a questa pretesa, l'Unione Generale dei Lavoratori (UGT), le Commissioni Operaie (CCOO) e il Sindacato degli Infermieri (SATSE) si sono posizionati contro.
A giudizio di queste organizzazioni, la vera finalità dei Governi autonomici con questa proposta è "ritardare o impedire l'entrata in vigore di misure che, sebbene migliorino e rafforzino i diritti lavorativi, non rispondono ai loro interessi nel fissare limiti a una discrezionalità che ha permesso di mantenere profonde disuguaglianze tra i diversi servizi di salute".
Secondo quanto hanno segnalato, questa iniziativa "non risponde a una volontà di perfezionare il testo", motivo per cui hanno richiesto che vengano spiegate le ragioni del loro rifiuto "a una norma che amplia diritti, migliora le condizioni lavorative e omogeneizza garanzie per l'insieme del personale statutario del SNS". In questa linea, hanno sottolineato che "la lettera inviata dalle CCAA al Ministero della Salute rappresenta un tentativo di mettere in discussione il processo di negoziazione collettiva sviluppato per anni nell'ambito legalmente competente per questo e di frenare una riforma a lungo richiesta".
Per le centrali sindacali, "è difficile comprendere che coloro che per più di 20 anni hanno esercitato come Amministrazioni datrici di lavoro del SNS pretendano ora di screditare un processo negoziale sviluppato tra il Ministero della Salute e le organizzazioni sindacali legittimate a rappresentare il personale statutario".
UGT, CCOO e SATSE hanno ricordato che il testo dell'Anteprogetto di Legge "rappresenta il maggior progresso in diritti lavorativi del personale statutario dall'approvazione della Legge 55/2003" e hanno sottolineato che "è altrettanto contraddittorio che le stesse Amministrazioni che chiedono di tornare al punto di partenza siano quelle che dispongono di ampie competenze per migliorare le condizioni di lavoro e, tuttavia, non abbiano promosso, con la stessa determinazione, misure per rafforzare gli organici".
Difesa del nuovo Statuto Quadro e competenze autonome
In effetti, hanno sottolineato che le comunità non hanno nemmeno sfruttato le loro attribuzioni per "razionalizzare le giornate, ridurre la temporalità, prevenire i rischi lavorativi, migliorare l'organizzazione assistenziale o negoziare progressi nei propri tavoli settoriali". In ogni caso, hanno ribadito che il nuovo Statuto Quadro "non invade le competenze autonome né limita la capacità di gestione dei servizi sanitari, ma stabilisce un quadro comune di diritti".
Infine, hanno insistito sul fatto che la norma "è ancora suscettibile di incorporare miglioramenti durante la sua trattazione parlamentare" e hanno insistito che "i professionisti non hanno bisogno di tornare al punto di partenza", ma "che, finalmente, una riforma a lungo negoziata si trasformi in diritti effettivi e in un miglioramento reale delle loro condizioni di lavoro".