La Corte Suprema ha ordinato al Governo che, entro un termine massimo di cinque giorni, gli invii l'elenco di 163.020 persone interessate dalla sospensione cautelare del diritto di voto legato alla 'legge dei nipoti', avvertendo della possibile imposizione di una multa se non rispetta la richiesta.
Secondo due ordinanze a cui ha avuto accesso Europa Press, i magistrati indirizzano questa esigenza al ministro della Presidenza, Giustizia e Relazioni con le Corti, Félix Bolaños, e al titolare degli Affari Esteri, Unione Europea e Cooperazione, José Manuel Albares.
Il alto tribunale li esorta a inviare alla Sezione del Contenzioso-Amministrativo, alla Commissione Elettorale Centrale e all'Ufficio del Censimento Elettorale la relazione "nominale" delle persone interessate dalla sospensione del suffragio.
"Con espressa diffida ai precitati che, se trascorso il termine di cinque giorni che, in ogni caso, terminerà il giorno 28 ottobre 2026, non inviano la relazione nominale di riferimento, questa Sezione potrà disporre una multa coercitiva o dedurre, se del caso, il pertinente testimonio di privati per esigere la responsabilità penale che potrebbe corrispondere", avverte la risoluzione.
La Suprema precisa che la sanzione economica sarebbe di 1.000 euro per i ministri che "non rispettano questa richiesta" e aggiunge che esiste la possibilità di "ripetere queste multe fino alla completa esecuzione della sentenza, senza pregiudizio di altre responsabilità patrimoniali a cui si dovesse dar luogo".
Revisione dei fascicoli e avvertimenti al censimento
Paralelamente, i magistrati ordinano all'Ufficio del Censimento Elettorale che, nel realizzare il primo invio della documentazione di voto a coloro che figurano nel CERA per la 'legge dei nipoti' e siano inclusi "con carattere provvisorio", si includa un'"avvertenza espressa" che "tale inclusione non significa che possano arrivare a esercitare il loro diritto di voto", dato che "potranno votare" solo coloro che dispongono di certificazione che attesti la loro condizione di discendenti di esiliati.
La Sezione del Contenzioso-Amministrativo sottolinea che, "fino ad ora", le è stata fornita solo la cifra globale di 163.020 persone, "senza alcun dato aggiuntivo", e che questo mercoledì sono stati ricevuti "tre documenti che contengono due rapporti della Direzione Generale degli Spagnoli all'Estero e Affari Consolari e uno dell'Istituto Nazionale di Statistica".
Da que questi rapporti si evince, prosegue il tribunale, che "sono stati esaminati un totale di 31.390 fascicoli, dei quali sono stati emessi un totale di 91 certificati" corrispondenti a persone che "hanno attestato l'esilio dei loro ascendenti nei termini stabiliti" dai due provvedimenti che hanno disposto la sospensione cautelare.
"Poiché l'Amministrazione conosce perfettamente, perché ha trattato e risolto questi fascicoli, l'identità di tutte queste persone, non si riesce a indovinare quali possano essere le ragioni per cui non sia stata fornita a questa Sala la relazione nominale degli elettori", sottolinea la Corte Suprema.
Il tribunale insiste su questo, aggiunge, "c'è un processo elettorale convocato e, per applicazione delle misure cautelari di sospensione imposte, queste persone possono trovarsi impossibilitate infine all'esercizio del loro diritto di voto per la propria inattività dell'Amministrazione".
Voto particolare della magistrata Millán
Come già fatto nei due provvedimenti precedenti, la magistrata Alicia Millán formula un voto particolare in cui sostiene che queste azioni "affectano in modo fondamentale la stabilità del censimento elettorale".
A suo avviso, sono state "verificate le difficoltà dell'esercizio del suffragio attivo e dello scrutinio dei voti degli elettori colpiti dalla sospensione".
"Ritengo che le misure concordate influenzino in modo fondamentale la stabilità del censimento elettorale, che è qualificato come provvisorio, materializzano l'insicurezza giuridica e l'incertezza operativa", espone la magistrata nella sua dissenso.
Queste circostanze, ribadisce, "sono incompatibili con le esigenze di certezza, stabilità e regolarità che costituiscono le basi di tutto il processo elettorale democratico".
Millán aveva già avvertito, quando la Corte Suprema confermò la paralisi del voto, che l'anticipo elettorale convertiva "in irreversibile la eventuale lesione del diritto di suffragio degli interessati" e che la protezione del diritto di partecipazione politica "doveva prevalere sul mantenimento di una misura provvisoria sostenuta in una controversia giuridica ancora pendente di risoluzione definitiva".