La polemica per la concentrazione di sostegno a Ceuta prevista questo mercoledì a Cibeles ha origine in una questione giuridica su chi può esercitare il diritto di riunione, secondo le informazioni trasmesse dalla Delegazione del Governo.
Il Comune di Madrid sostiene che la Delegazione ha impedito la celebrazione dell'atto, mentre l'organismo statale nega che esista un divieto e spiega che ha solo rifiutato di trattare la comunicazione presentata dal Comune come una manifestazione.
Il documento inviato questo martedì dalla Delegazione del Governo a Madrid consente di ricostruire cosa è accaduto e qual è la differenza tra le due posizioni.
Cosa ha comunicato il Comune?
Il Comune di Madrid ha trasmesso alla Delegazione del Governo la sua intenzione di celebrare questo mercoledì, 2 settembre alle 20.00 a Cibeles, un atto di sostegno a Ceuta.
La convocazione si inserisce nelle concentrazioni promosse in occasione della crisi migratoria della città autonoma ed era stata proposta dal Comune madrileno.
La Delegazione ha risposto che quella comunicazione non può essere trattata come una concentrazione soggetta alla Legge Organica 9/1983, che regola il diritto di riunione, perché il Comune, quando agisce come Amministrazione municipale, non è titolare di quel diritto.
È questo punto che ha provocato la confusione successiva.
Ha proibito la Delegazione la concentrazione?
Secondo la Delegazione del Governo, no. L'organismo sostiene di non aver adottato una risoluzione di divieto della concentrazione. Ciò che ha fatto è comunicare al Comune che non può trattare la sua richiesta per la via del diritto fondamentale di riunione.
La differenza è importante perché la Legge Organica 9/1983 stabilisce che nessuna riunione è soggetta ad autorizzazione preventiva. Per le manifestazioni e le riunioni in luoghi di transito pubblico esiste un regime di comunicazione preventiva all'autorità governativa.
La stessa Delegazione ha spiegato che la sua risposta si riferisce a chi può essere l'organizzatore di una manifestazione, non al contenuto della convocazione né al suo scopo.
Perché il Comune non può convocarla come manifestazione?
La Delegazione basa la sua posizione sull'articolo 21 della Costituzione e sulla dottrina della Corte Costituzionale.
La Legge Organica 9/1983 stabilisce che le riunioni regolate da questa norma possono essere promosse e convocate solo da persone che siano in pieno esercizio dei loro diritti civili.
Il documento inviato al Comune interpreta che un comune non è titolare del diritto fondamentale di riunione quando agisce come Amministrazione pubblica.
La ragione è che un Comune è un'istituzione pubblica incaricata dell'organizzazione e gestione del municipio, e non un'associazione di cittadini costituita temporaneamente per esprimere una rivendicazione.
Perciò, secondo la Delegazione, il Comune non può utilizzare la procedura prevista per una manifestazione comunicata dai suoi organizzatori.
Allora, può celebrarsi l'atto?
Sì, secondo la Delegazione del Governo. Questa è una delle chiavi della controversia. Il documento lascia espressamente aperta la possibilità che il Comune, "nell'ambito delle sue competenze e sotto la sua responsabilità", organizzi l'atto istituzionale che ritiene opportuno.
Pertanto, l'alternativa proposta dalla Delegazione non è cancellare l'evento, ma cambiare la sua natura giuridica: che cessi di presentarsi come una manifestazione convocata dal Comune ai sensi del diritto fondamentale di riunione e diventi un atto istituzionale municipale.
La Delegazione assicura inoltre che ha trasmesso la comunicazione alle Forze e Corpi di Sicurezza dello Stato affinché possano adottare le misure necessarie per garantire la sicurezza dell'atto.
Qual è la differenza tra una manifestazione e un atto istituzionale?
Una manifestazione è un'espressione collettiva tutelata dal diritto fondamentale di riunione dell'articolo 21 della Costituzione. La legislazione richiede di comunicare preventivamente le riunioni in luoghi di transito pubblico e le manifestazioni, ma non di sottoporle a un'autorizzazione amministrativa preventiva.
L'autorità governativa può solo vietarle quando esistono ragioni fondate di alterazione dell'ordine pubblico, con pericolo per persone o beni, e deve farlo mediante una risoluzione motivata.
Un atto istituzionale municipale, invece, è un'attività organizzata dal proprio Comune nell'ambito delle sue competenze. In questo caso, la Delegazione considera che Madrid possa organizzare un atto di sostegno a Ceuta, ma non presentarlo giuridicamente come una manifestazione il cui promotore sia lo stesso Comune.
Perché Madrid parla di un divieto?
Il Comune ha interpretato la risposta della Delegazione come un impedimento per celebrare la concentrazione così come era stata convocata.
Dopo aver ricevuto il documento, fonti municipali hanno denunciato "questo tentativo del Governo di Sánchez di boicottare le manifestazioni cittadine di sostegno al popolo di Ceuta" e hanno annunciato che avrebbero studiato possibili risposte.
Il delegato del Governo, Francisco Martín, ha risposto su X qualificando come "menzogna" l'affermazione che fosse stata vietata la concentrazione.
La Delegazione ha insistito poi che il suo documento affronta esclusivamente una questione giuridica sulla condizione del Comune come titolare del diritto di riunione.
Cosa dice la legge sulle proibizioni?
Qui c'è un'altra differenza rilevante. La risposta della Delegazione non è un divieto per motivi di sicurezza o ordine pubblico.
La Legge Organica 9/1983 stabilisce che l'autorità governativa può vietare una riunione o manifestazione quando esistono motivi fondati che possano verificarsi alterazioni dell'ordine pubblico con pericolo per persone o beni. Può anche proporre cambiamenti nella data, luogo, durata o itinerario. La decisione deve essere motivata.
Nel caso di Cibeles, la spiegazione offerta dalla Delegazione non invoca quelle cause, ma mette in discussione che il Comune possa essere il titolare del diritto di riunione e, pertanto, che la sua comunicazione possa essere trattata secondo quella legge.
Cosa accadrà questo mercoledì?
Il Comune mantiene la sua intenzione di celebrare l'atto in Cibeles alle 20.00 ore.
La Delegazione, da parte sua, sostiene che il Consiglio può organizzarla come atto istituzionale e ha comunicato la situazione alle Forze e Corpi di Sicurezza dello Stato per garantire la sicurezza.
La disputa rimane così concentrata su una questione che può sembrare meramente formale, ma che ha conseguenze pratiche: se l'atto è considerato una manifestazione esercitata ai sensi dell'articolo 21 della Costituzione o un'iniziativa istituzionale organizzata dal Comune.
Per questo, anche se nel pomeriggio si è parlato di un presunto divieto, la versione della Delegazione è diversa: non ha vietato il sostegno a Ceuta né ha ordinato di sospendere l'atto; ha rifiutato di trattare la comunicazione del Comune come una manifestazione e gli ha indicato la via dell'atto istituzionale.