¿Elezioni generali il 29 novembre? Cosa dicono Moncloa, il PSOE e i soci dopo la caduta dei decreti sulla casa

La sconfitta parlamentare aumenta la pressione su Sánchez per convocare elezioni. Nel campo socialista crescono le voci favorevoli all'anticipo, mentre la Presidenza aveva raffreddato un annuncio immediato e i partner dissentono sulla soluzione al blocco.

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La caduta dei due decreti sulla casa ha collocato il possibile anticipo elettorale al centro della legislatura di Pedro Sánchez. Il 29 novembre appare come una data possibile per delle elezioni generali, ma la sconfitta al Congresso non equivale a una convocazione: il presidente deve decidere se tenta di ricostruire una maggioranza parlamentare o restituisce la parola ai cittadini.

La discussione attraversa il Governo, il PSOE e i suoi soci. Le informazioni raccolte da Demócrata durante la giornata mostrano posizioni diverse: fonti governative che contemplavano un anticipo di fronte al fallimento dei decreti, voci socialiste che considerano esaurito il margine per continuare e una fonte di Moncloa che, prima della votazione, abbassava le aspettative di un annuncio immediato.

Il risultato parlamentare trasforma quelle ipotesi nella seguente domanda politica. Cosa farà Sánchez e, soprattutto, quando.

Perché si parla del 29 di novembre

La domenica 29 di novembre si inserisce nel calendario legale se il decreto di scioglimento e convocazione viene emesso lunedì 5 ottobre e pubblicato nel BOE martedì 6. La Legge Organica del Regime Elettorale Generale stabilisce che le elezioni si tengono il cinquantaquattresimo giorno successivo alla convocazione.

Come ha spiegato Demócrata nella sua informazione su quando dovrebbe convocare Sánchez per votare il 29 di novembre, la chiave è completare i passaggi formali in quel calendario. Una dichiarazione politica sull'anticipo non sostituisce il decreto né la sua pubblicazione.

Cosa trasmetteva Moncloa prima della votazione

Durante la mattina, una fonte della Presidenza ha trasmesso a Demócrata che non prevedeva un annuncio elettorale questo venerdì né durante il fine settimana. Situava l'attenzione immediata sulla casa, su ciò che accadeva al Congresso e sulle mobilitazioni.

Il lunedì figura inoltre un appuntamento istituzionale: l'inaugurazione del Congresso Nazionale dell'Impresa Familiare. L'esistenza di un atto in agenda non impedisce di adottare un'altra decisione politica durante la giornata, ma non fornisce nemmeno un segnale che si verifichi un annuncio.

La pressione per convocare raggiunge anche il PSOE

Nel campo socialista, una fonte consultata da Demócrata considera che la difficoltà di riunire sostegni, approvare il Bilancio e portare avanti le principali iniziative riduce sempre di più il margine per prolungare la legislatura.

La discussione conta già anche con pronunciamenti pubblici. Il segretario generale del PSOE estremo, Álvaro Sánchez Cotrina, aveva difeso di andare alle urne se i decreti non prosperavano. Emiliano García-Page ha avvertito del rischio per la credibilità di chiedere agli interessati di aspettare senza una risposta, secondo quanto riporta la Cadena SER.

Da un lato, altri media come El País hanno informato di posizioni favorevoli alle elezioni tra dirigenti socialisti e ministri, ma anche che Sánchez vuole prendersi tempo per decidere. L'esistenza di pressione interna non accredita che il presidente abbia assunto quella uscita né che abbia fissato una data.

Díaz mantiene discrezione; Podemos chiede soluzioni

Yolanda Díaz ha riconosciuto nella SER di aver parlato con Sánchez sul possibile anticipo, senza rivelare il contenuto della conversazione. «Ho parlato con il presidente e manterrò la mia assoluta discrezione», ha dichiarato. La vicepresidente ha ricordato che la decisione spetta al capo dell'Esecutivo.

Pablo Bustinduy, da parte sua, ha anticipato che le prossime elezioni saranno «un referendum sulla casa» e ha difeso che la sinistra deve essere pronta per qualsiasi scenario. Questa disposizione non implica annunciare una convocazione.

Podemos ha segnato una distanza più chiara. Ione Belarra ha richiesto «soluzioni e non elezioni», mettendo in discussione che una convocazione sia la risposta che aspettano coloro che si mobilitano per la loro casa.

Il PP e Coalizione Canaria chiedono le urne

Dal PP, Borja Sémper ed Ester Muñoz hanno chiesto elezioni. La portavoce parlamentare aveva presentato il voto come una «questione di fiducia mascherata», un'interpretazione politica con cui i popolari mettono in discussione la capacità del Governo di continuare.

Cristina Valido, di Coalizione Canaria, aveva anche richiesto di sciogliere le Corti se cadeva il primo decreto, a cui la sua formazione dava supporto. Il suo argomento era che non ha senso prolungare una legislatura incapace di raggiungere accordi minimi sui problemi quotidiani.

Junts ha difeso un'altra risposta al disaccordo: presentare una proposta propria e negoziare un nuovo testo. Questa alternativa non garantisce un patto, ma mostra che il suo rifiuto ai decreti e la convocazione di elezioni sono decisioni diverse.

Come arrivano i partiti nei sondaggi

La media dei sondaggi disegna uno scenario difficile per Sánchez di fronte a un possibile anticipo elettorale. La media ponderata aggiornata il 2 ottobre colloca il PP al 32,4% dei voti, il PSOE al 26,2% e Vox al 18,2%.

I popolari superano i socialisti di 6,2 punti e, insieme alla formazione di Santiago Abascal, raccolgono il 50,6% del voto stimato. Questa somma rafforza le aspettative di un'alternativa di destra, anche se non si traduce automaticamente in un numero concreto di seggi. L'incognita è quanto potrebbe alterare quella fotografia una campagna incentrata sulla casa: la media non consente ancora di misurare la reazione elettorale al voto dei decreti.