La fondazione FAES sostiene che l'anticipo delle elezioni generali al 29 novembre da parte del presidente del Governo, Pedro Sánchez, risponde unicamente all'obiettivo di attivare l'elettorato di sinistra mediante "consignas polarizadoras", invece di affrontare in modo efficace la crisi abitativa. In questo contesto, l'ente considera che si è di fronte a "la fine della fuga di un avventuriero senza scrupoli".
"Sánchez punge così una legislatura agonizzante. Se si può chiamare legislatura il teatrino che è nato da un'investitura affittata a proprietari di casa favorevoli a far saltare l'immobile e sostenuta a base di vandalizzarlo per più di tre anni", afferma la fondazione legata all'ex presidente José María Aznar, che sottolinea che durante tutto questo periodo non sono stati presentati dei Bilanci Generali dello Stato (PGE).
A giudizio di FAES, l'Esecutivo interpreta il momento attuale come una "finestra di opportunità" e "pretende di fare della sua impotenza parlamentare un argomento elettorale" dopo essere stato "incapace di convalidare due reali decreti leggi sulla casa", un ambito che, sottolinea, "rappresenta uno dei suoi maggiori fallimenti".
Critiche alla strategia di Moncloa e al ruolo di Junts
"Puigdemont sfratta l'inquilino di Moncloa e Sánchez si presenta per trasformare il suo annuncio di convocazione in una soflama populista in cui si chiama a 'piegar le élite' dalla scalinata di un Palazzo", sottolinea la fondazione, in riferimento al rifiuto di Junts ai decreti sulla casa nel Plenario del Congresso dello scorso venerdì.
Secondo FAES, a Moncloa, "quella fabbrica di racconti", ciò che è determinante è "il quadro": "avere successo non è risolvere il problema della casa, ma mobilitare l'elettorato potenziale attorno a consigne polarizzatrici". "Per questo i decreti non sono decreti, sono volantini. Per questo ci si invita a scegliere tra 'la gente' e 'i avvoltoi'", aggiunge.
In questo scenario, la fondazione afferma che il 29 novembre si aprirà la possibilità di accreditare di fronte al resto d'Europa che la Spagna "può tornare ad essere un paese stabile, affidabile e capace di un percorso certo". "L'opzione che si ventilizza non è tra 'onde reazionarie' e unicorni progressisti", indica, per sottolineare poi che "la vera opzione sarà scegliere tra un Governo presieduto da Alberto Núñez Feijóo o la conclusione di otto anni di sanchismo".
FAES chiede un cambio di rotta politica
L'organizzazione presieduta da Aznar considera che, affinché la Spagna abbia un orizzonte di stabilità, "bisogna mettere un punto finale a un mandato che non è stato conferito in alcuna urna" perché, ricorda, i cittadini non hanno votato nel 2023 "per amnistiare una sedizione, né per liberare terroristi, né per alimentare trame corrotte, né per proteggere la minaccia e il ricatto a giudici, poliziotti e funzionari".
FAES avverte che il futuro politico del paese non può basarsi su "sostenere indefinitamente un ricatto che abbia come scopo ultimo evitare l'alternanza democratica". "Siamo di fronte alla fine della fuga di un avventuriero senza scrupoli a cui poco è importato sostenere un sistema inoperante e corrotto a costo del collasso della convivenza: a questo punto, la sua unica opzione", sentenzia.
Elettori che FAES vede come decisivi
La fondazione afferma che Sánchez "affida tutto allo scontro spietato, alla deformazione dell'avversario, alla manipolazione del dibattito" e "a lasciare come eredità un falò da alimentare dall'opposizione". Secondo la sua opinione, "non ha mai avuto altro obiettivo che la propria sopravvivenza personale".
Dopo aver qualificato queste elezioni come le elezioni "più decisive di tutta l'epoca democratica", FAES insiste che il 29 novembre si aprirà una "finestra di opportunità" per "cambiare il quadro". Per questo, incoraggia a recarsi alle urne al fine di "costruire una solida maggioranza parlamentare che governi per tutti, senza avere bisogno del BOE per eludere il banco degli imputati".