Il Governo sta studiando di rafforzare il confine di Ceuta con opere urgenti di infrastruttura

Vivas propone opere urgenti e maggiori rinforzi di sicurezza alla frontiera di Ceuta e chiede supporto statale di fronte alla crisi e ai minori non accompagnati.

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Il presidente della Città Autonoma di Ceuta, Juan Jesús Vivas, ha sottolineato che, tra le altre azioni, si prevede di avviare "con carattere di urgenza" determinate opere di infrastruttura destinate a "rafforzare quella sicurezza della frontiera ceutina".

Vivas ha rilasciato queste dichiarazioni in una conferenza stampa dopo la riunione tenutasi con il ministro della Politica Territoriale, Ángel Víctor Torres, nel contesto del Comitato di Monitoraggio della situazione nella Città Autonoma di Ceuta.

Nell'incontro, in cui sono intervenuti fino a 10 ministri in forma telematica, si è concluso che risulta altrettanto imprescindibile "intensificare il rafforzamento nei corpi di sicurezza dello Stato" affinché "non si verifichi un altro episodio" come quello registrato nella città autonoma nei giorni 30 e 31 luglio.

Il presidente ceutino ha insistito sulla necessità di rafforzare i corpi e le forze di sicurezza per affrontare la "percezione di insicurezza" tra la popolazione, che considera "incompatibile con la normalità". Inoltre, ha richiesto allo Stato un risarcimento economico per l'amministrazione locale a causa dell'aumento delle spese straordinarie derivanti da questa crisi.

Difesa del comando unico e rafforzamento del coordinamento

Vivas ha difeso la creazione del comando unico, che ha definito come un "metodo azzeccato", poiché, a suo avviso, questo sistema migliora il coordinamento, fissa obblighi per ogni dipartimento e si configura come uno "strumento molto utile ed efficace" affinché Ceuta "recuperi la normalità" il prima possibile.

In relazione ai minori stranieri non accompagnati, ha considerato "impossibile" che una città di 84.000 abitanti possa affrontare da sola la situazione attuale. Per questo motivo, ha richiesto una risposta "eccezionale" da parte dello Stato, ricordando che Ceuta non dispone "di risorse in strutture, né di risorse economiche, né di risorse umane" sufficienti.

In questa linea, Vivas ha sostenuto che, nel "interesse del minore", la priorità deve essere il "riunificazione familiare", poiché, come ha indicato, il Marocco ha ribadito in più occasioni la sua volontà esplicita di riaccogliere i suoi minori.

Allo stesso modo, ha ribadito che la strategia centrale deve orientarsi al "ritorno in Marocco di coloro che sono arrivati a Ceuta" in modo massiccio e che ancora permangono nella città. Ha qualificato come "positive" le informazioni trasmesse dai ministeri dell'Interno e degli Esteri per avanzare in questo obiettivo, sebbene abbia richiesto di concretizzare le procedure, i mezzi necessari e un calendario definito.

Per concludere, Vivas ha fatto appello a mantenere un "no deciso alla violenza" nelle mobilitazioni, al fine di preservare un'immagine esterna di società matura, umanitaria e solidale, e ha affermato che la cittadinanza ceutina "uscirà rafforzata" da questa crisi.

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