Il ministro della Politica Territoriale e della Memoria Democratica, Ángel Víctor Torres, ha assicurato che la realtà attuale a Ceuta "è diversa" e ha sottolineato che ci sono "12.000 persone in meno" rispetto al 10 agosto, una cifra che ha attribuito a dati della Guardia Civil, sottolineando che molte persone "sono tornate in Marocco" e "sono state espulse".
In un'intervista a "Malas Lenguas", raccolta da Europa Press, ha anche riconosciuto che "rimane da completare il lavoro" con "coloro che rimangono per strada" e con "i fascicoli" dei migranti che "sono nelle risorse".
In questa linea, ha dettagliato che attualmente ci sarebbero circa 5.000 persone adulte ospitate nei campi allestiti, oltre a circa 2.500 minori che si trovano "nelle risorse della Città Autonoma", mentre "possono rimanere centinaia ancora per strada".
Il ministro ha precisato che il ritorno dei cittadini marocchini avviene perché sono consapevoli che "non avranno diritto alla protezione internazionale", per cui scelgono di tornare "una volta che viene spiegato loro" che, se restano, avranno un "precedente penale".
"Rimarranno solo coloro che hanno diritto alla protezione internazionale o i minori che non possono essere riuniti come abbiamo detto fin dall'inizio", ha indicato Torres, che ha messo in valore che, in coordinamento con il Governo di Ceuta, hanno "ottenuto" di allestire "luoghi" specifici per l'accoglienza.
Ha ringraziato per questa situazione "non perché vengano i re, ma per la calma e anche la convivenza della città di Ceuta e dei ceutini", considerando che contribuisce a ridurre la tensione sociale e a favorire la normalità nella vita quotidiana dell'enclave.