Ampliamento | Il Governo vede non fattibile separare i nazionalizzati per legge di nipoti prima delle elezioni

Il Governo sostiene che è inviable separare i nazionalizzati per legge di nipoti nel CERA prima del 29N e chiede alla Suprema di sollevare la sospensione.

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Il Esecutivo sostiene che risulta "materialmente impossibile" che, prima delle elezioni generali del 29 novembre, si possa distinguere nel censimento tra coloro che hanno ottenuto la nazionalità tramite la 'legge dei nipoti' e coloro che lo hanno fatto per altre vie. Questa posizione arriva dopo che la Corte Suprema ha deciso di sospendere in via cautelare il voto e le nuove iscrizioni nel Censimento Elettorale dei Residenti Assenti (CERA), salvo nei casi di esilio accreditato.

Così lo ha trasmesso il Governo attraverso l'Avvocatura dello Stato nel procedimento di osservazioni aperto dall'alto tribunale dopo l'anticipo elettorale e prima di risolvere il merito del ricorso. Nel documento, al quale ha avuto accesso Europa Press, l'Esecutivo insiste nel richiedere alla Suprema di annullare le misure cautelari adottate.

Secondo l'Avvocatura, "o si sospende a tutti gli spagnoli iscritti nel CERA --poiché i dati che in esso si hanno sono, globalmente, quelli degli spagnoli senza alcuna distinzione-- o non si sospende a nessuno, perché risulta materialmente impossibile distinguere alcuni dagli altri nel brevissimo lasso di tempo di cui si dispone". Sottolinea inoltre che "poiché non è possibile discernere nel CERA" nei "brevi termini" fissati dalla legge elettorale tra gli iscritti che hanno ottenuto la nazionalità per la 'legge dei nipoti' e "coloro che sono spagnoli per altri motivi".

I servizi giuridici dello Stato sottolineano che, conformemente alla legislazione elettorale, il censimento applicabile a questo processo è quello chiuso al 1 agosto 2026 e dettagliano che deve essere disponibile il 12 ottobre, con pubblicazione definitiva il 23 ottobre. A loro avviso, "la necessaria osservanza delle norme e delle procedure previste dalla legge per la celebrazione del processo di elezioni generali che è stato convocato implica" che il "rischio" di privare di un diritto fondamentale come il suffragio "si trasformi in sacrificio effettivo del diritto di suffragio attivo delle persone colpite dalle misure cautelari adottate dalla Suprema lo scorso settembre".

In linea con quanto sopra, sottolineano che detto "sacrificio" si consolida perché le regole per l'elaborazione del censimento applicabile in questo periodo richiedono di lavorare con un registro precedente alla data del provvedimento e, inoltre, perché ciò comporta "lasciare senza efficacia alcuna la misura di recupero degli effetti elettorali prevista in quel provvedimento poiché diventa di adempimento impossibile".

Accuse a Vox e impatto sui nuovi elettori

Nella sua scrittura, l'Avvocatura dello Stato rivolge anche rimproveri a Vox, che ha fatto ricorso insieme a Iustitia Europa, affermando che il suo "vero scopo" nel richiedere che la sospensione cautelare si estenda a queste generali è ottenere "che venga eliminato il diritto di voto degli spagnoli che provengono dall'esilio estero contro la costante volontà del legislatore dal 2007".

I servizi giuridici respingono che si possa attribuire al Governo inattività nella revisione dei fascicoli trattati ai sensi della 'legge dei nipoti', in vigore dal 2022. "Logicamente non può essere imputata all'Amministrazione una apparente passività nella revisione di centinaia di migliaia di fascicoli trattati per quattro anni di fronte alla passività precedente degli attuali ricorrenti nel promuovere la loro impugnazione o revisione", sottolineano.

Di fronte alle "esorbitanti" pretese di Vox e Iustitia Europa, l'Avvocatura sostiene che i magistrati devono ponderare in modo proporzionato l'entità della restrizione imposta, poiché influisce sul "diritto fondamentale al suffragio attivo" di "163.020 spagnoli riconosciuti" come nuovi elettori, ai quali è stata applicata la sospensione senza procedimento di udienza.

La Corte Suprema ha deciso di fermare in modo cautelare la 'legge dei nipoti' mentre studia il merito della questione, sostenendo che agiva per la "trasparenza" del processo elettorale di fronte all'aumento del censimento e perché, a suo avviso, gli interessi generali dello Stato prevalgono sul diritto di voto di coloro che hanno acquisito la nazionalità tramite quella disposizione della Legge sulla Memoria Democratica che la concede ai discendenti di esiliati.

Di fronte a tale risoluzione, il Governo ha fatto ricorso ritenendo che "non esiste alcun rischio derivante dalla crescita del CERA" e che l'aumento degli iscritti non può alterare il risultato elettorale "per pura matematica". L'Avvocatura dello Stato ha chiesto alla Sezione del Contenzioso-Amministrativo di annullare la sospensione e revocare le misure adottate, avvertendo inoltre che diversi consolati affrontano difficoltà nel rivedere tutti i fascicoli nei termini stabiliti.

Nella sua nuova scrittura, il Governo ribadisce che la partecipazione di questi nuovi nazionalizzati "non avrebbe un impatto significativo sul risultato" elettorale. E conclude che, "nella ponderazione degli interessi, di fronte al rischio del sacrificio immediato di un diritto fondamentale, ciò che deve prevalere è l'esercizio del diritto a partecipare".