La battaglia del Senato che può cambiare la maggioranza del Costituzionale dopo il 29N

La destra cerca i tre quinti che le permetterebbero di rinnovare quattro magistrati senza pattuire con la sinistra, mentre un'iniziativa della società civile reclama candidature progressiste congiunte per contestarle la maggioranza della Camera Alta.

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Le elezioni al Senato sono tradizionalmente state relegate a un secondo piano nelle generali, eclissate da un Congresso in cui si decide l'investitura e da cui dipende la continuità del Governo. Il 29 novembre, tuttavia, la Camera Alta avrà un'importanza poco abituale per una maggioranza che finora era appena entrata nella discussione elettorale, quella dei tre quinti che permetterebbero alla destra di affrontare senza la sinistra il rinnovo pendente del Tribunale Costituzionale.

La disputa non si limita, quindi, a chi avrà la maggioranza assoluta al Senato. Il risultato può aprire la porta a un cambiamento nell'equilibrio del Costituzionale e, allo stesso tempo, ha portato settori progressisti a cercare formule per concentrare un voto che, per le particolarità del sistema elettorale della Camera Alta, può tradursi in diversi seggi in ogni provincia.

In questo contesto si presenta martedì a Madrid Senatrici e Senatori per la Democrazia, un'iniziativa nata dalla società civile che reclama alle forze di sinistra candidature congiunte. I suoi promotori non pongono solo l'obiettivo di impedire che PP e Vox raggiungano i tre quinti, ma di sfruttare il sistema di elezione dei senatori per cercare di contestare alla destra anche la maggioranza assoluta.

Il Costituzionale, la chiave dei tre quinti

Il Senato ha in sospeso dal fine del 2025 il rinnovo dei quattro magistrati del Tribunale Costituzionale che gli spetta proporre, per il quale la Costituzione richiede una maggioranza di tre quinti. I mandati di Cándido Conde-Pumpido, María Luisa Balaguer, Ricardo Enríquez e José María Macías sono scaduti il 17 dicembre, anche se i quattro continuano nei loro posti fino a quando non saranno sostituiti.

Il rinnovo può nuovamente alterare l'equilibrio di un tribunale che attualmente conta sette magistrati considerati progressisti e cinque conservatori. La maggioranza è cambiata per l'ultima volta all'inizio del 2023, dopo che si sono uniti i quattro membri designati alla fine dell'anno precedente dal Governo e dal Consiglio Generale del Potere Giudiziario, due per ogni istituzione, ponendo fine al predominio che fino ad allora manteneva il settore conservatore.

Quei magistrati sono stati nominati, con carattere generale, per nove anni, in modo che quel terzo del tribunale non verrà rinnovato fino al 2031. I quattro posti che dipendono ora dal Senato costituiscono così la possibilità più immediata di modificare l'attuale maggioranza, senza aspettare altri cinque anni per il successivo rinnovo di quel blocco.

Per la destra, la differenza tra ottenere o meno i tre quinti risulta perciò sostanziale. Se PP, Vox e le forze che eventualmente li sostengono raggiungono quella maggioranza e concordano i candidati, potranno portare avanti le quattro nomine senza negoziare con la sinistra. Sotto quella soglia dovranno cercare sostegni al di fuori del loro blocco.

Il cambio non permette di anticipare il senso delle future sentenze, poiché i magistrati esercitano le loro funzioni con indipendenza, ma può cambiare l'equilibrio di un organo che dovrà risolvere i ricorsi di incostituzionalità che verranno presentati contro le leggi approvate durante la prossima legislatura.

La sinistra cerca di concentrare il voto al Senato

La possibilità che la destra raggiunga i tre quinti ha messo il focus della sinistra su una Camera a cui tradizionalmente si è prestata molta meno attenzione durante le campagne. Questo martedì si presenta ufficialmente presso l'Ateneo di Madrid Senatrici e Senatori per la Democrazia, che reclama a PSOE, Sumar, IU, Podemos, Más Madrid, Compromís e altre forze progressiste di esplorare candidature congiunte nelle diverse circoscrizioni.

Tra le persone legate al gruppo promotore figurano Cristina Almeida, Javier Pérez Royo, Gloria Elizo, Bruno Estrada, Cristina Monge e Juan Torres. La loro proposta parte dal fatto che la divisione tra candidature vicine può penalizzare specialmente al Senato, mentre concentrare i voti su nomi comuni permette di competere per più posti in ogni provincia.

Il obiettivo dichiarato va oltre l'impedire che PP e Vox raggiungano la maggioranza necessaria per rinnovare il Costituzionale senza patteggiare con la sinistra. La piattaforma aspira a contendere alla destra la propria maggioranza assoluta del Senato, per cui intende estendere gli accordi elettorali tra le diverse formazioni progressiste.

La formula ha precedenti. In precedenti elezioni generali diverse forze hanno raggiunto accordi per presentare candidature congiunte al Senato in determinate circoscrizioni, anche se l'iniziativa lanciata ora intende ampliare quella strategia in vista del 29N.

Come vengono eletti i senatori e perché le alleanze possono essere decisive

A differenza di quanto avviene nel Congresso, nelle elezioni al Senato non si votano liste chiuse di partito, ma candidati individuali. L'elettore può scegliere nomi di una stessa formazione o distribuire i suoi voti tra aspiranti di partiti diversi, una peculiarità che rende il coordinamento elettorale un fattore molto più importante.

La regola generale stabilisce che ogni provincia peninsulare elegge quattro senatori, anche se ogni cittadino può votare al massimo per tre candidati. I quattro nomi che ricevono più sostegno ottengono i seggi, senza che ci sia una distribuzione proporzionale tra partiti come quella che si applica per eleggere i deputati del Congresso.

Questo sistema di voto limitato spiega perché abitualmente la candidatura più votata ottiene tre senatori e la seconda si aggiudica il quarto, sempre che i rispettivi elettorati concentrino i voti sui nomi presentati da ogni formazione. Quando diversi partiti dello stesso spazio si presentano separatamente, invece, i loro candidati possono finire per competere tra di loro per entrare tra i quattro più votati.

Qui risiede l'interesse delle candidature congiunte. Se diverse forze presentano gli stessi candidati e riescono a far concentrare i loro elettori su di essi, aumentano le loro possibilità di collocarli tra i primi posti, anche se l'accordo non garantisce alcun risultato perché ogni elettore conserva la libertà di combinare nomi di diversi partiti o di utilizzare solo una parte dei suoi voti.

La distribuzione è diversa nei territori insulari e nelle città autonome. Gran Canaria, Maiorca e Tenerife eleggono tre senatori ciascuna, mentre Ibiza-Formentera, Minorca, Fuerteventura, La Gomera, El Hierro, Lanzarote e La Palma eleggono uno. Ceuta e Melilla hanno due ciascuna.

Ai senatori eletti direttamente nelle urne si aggiungono i designati dalle comunità autonome, che hanno uno iniziale e uno per ogni milione di abitanti. La loro elezione spetta ai rispettivi parlamenti autonomici, quindi la composizione definitiva della Camera Alta non dipende esclusivamente dai voti espressi il 29 novembre.