Il TSJA conferma cinque anni di prigione per abusi sessuali sulla figlia minore della sua compagna ad Algeciras

Il TSJA conferma cinque anni e un giorno di prigione e 10.000 euro di indennizzo a un uomo per aver abusato sessualmente della figlia minore della sua compagna ad Algeciras.

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La Corte Suprema di Giustizia dell'Andalusia (TSJA) ha confermato integralmente la risoluzione emessa dalla Sezione Settima della Corte Provinciale di Cadice, che impone pena detentiva a un uomo per un reato di abuso sessuale commesso contro la figlia minorenne della sua compagna sentimentale ad Algeciras, bambina nata da una relazione precedente della madre e che aveva tra i sette e gli undici anni quando sono avvenuti i fatti.

Secondo la sentenza, riportata da Europa Press, gli episodi si sono verificati tra il 2012 e il 2018, periodo in cui il condannato conviveva nell'abitazione con la sua partner e la minorenne. Durante quel tempo, l'imputato assumeva all'interno della casa il ruolo di padre della vittima e, "in numerose occasioni, approfittando della situazione di privilegio che gli conferiva essere compagno della madre, padre di fatto della minorenne e la stessa relazione di convivenza", ha perpetrato abusi sessuali sulla bambina mediante tocchi.

La sentenza dettaglia inoltre che, una volta interrotta la relazione di coppia, l'accusato ha continuato ad avere contatti con la minorenne quando questa si recava a casa sua per accompagnare il fratello, figlio biologico dell'imputato e della madre, al fine di mantenere il legame con un amico che risiedeva nella zona. In una di quelle visite, l'uomo avrebbe sfruttato la situazione per "buttarla sul letto" e perpetrarvi un nuovo atto di abuso sessuale.

Per questi fatti, la Corte Provinciale ha imposto all'accusato una condanna di cinque anni e un giorno di prigione come autore di un reato continuato di abuso sessuale con prevalenza. Inoltre, ha disposto il divieto di avvicinarsi alla vittima per un periodo di sette anni, la misura di libertà vigilata per cinque anni dopo il compimento della pena detentiva e il pagamento di un risarcimento di 10.000 euro a titolo di responsabilità civile.

La difesa del condannato ha presentato ricorso presso il TSJA sostenendo la violazione del principio di presunzione di innocenza. Tuttavia, l'alto tribunale andaluso ha respinto il ricorso, ritenendo che "la condanna si basava fondamentalmente sulla dichiarazione della vittima, ancora minorenne alla data del processo, ma sono state considerate anche altre prove che hanno fornito corroborazioni periferiche che sono venute a sostenerla, dotandola di maggiore solidità".

Nella sua risoluzione, il TSJA sottolinea che "la sentenza analizza con sommo dettaglio la dichiarazione della minore e constata che concorrano in essa la totalità dei fattori richiesti", e risponde alla difesa indicando che "sulla possibile interferenza di motivazioni distorte, la parte non è in grado di identificarli con precisione, si basa su mere congetture senza alcun supporto probatorio". Il tribunale sottolinea inoltre che "non basta invocare mere ipotesi per distruggere la credibilità soggettiva dei testimoni, ma deve essere fornito almeno un principio di prova, qualche indizio, cosa che non avviene" in questo caso, confermando così la condanna emessa in prima istanza.