L’associazione Mujeres Caballas ha annunciato per il prossimo sabato 21 novembre una nuova manifestazione a Ceuta per chiedere al Governo misure che permettano di ripristinare la normalità nella città autonoma dopo l’ingresso massiccio di oltre 80.000 persone provenienti dal Marocco nei giorni 30 e 31 luglio, poiché, a suo giudizio, le decisioni adottate fino ad oggi sono “passi indietro”.
“Lontano dal migliorare la situazione, quello che vediamo è che c’è molta indifferenza e abbandono”, ha spiegato a Europa Press Maxi Lacasa, agente della Polizia Locale a Ceuta e portavoce di Mujeres Caballas. La marcia partirà alle 12.00 dalle Murallas Reales e si concluderà nella Plaza de los Reyes.
La piattaforma ha già organizzato lo scorso 25 ottobre una mobilitazione a Madrid alla quale, secondo la Delegazione del Governo, hanno partecipato circa 30.000 persone e alla quale ha partecipato il presidente di Ceuta, Juan Jesús Vivas. La protesta si è conclusa davanti al Congresso dei Deputati, dove le promotrici hanno letto un manifesto nel quale davano al governo un termine di 30 giorni per adottare misure nella città.
Con questa nuova convocazione, Mujeres Caballas intende dimostrare che, contrariamente a quanto richiesto il 25 ottobre, nel corso di questo mese i passi “sono stati fatti indietro”. Inoltre, Lacasa ha sottolineato che il collettivo “sta lavorando” per mantenere incontri a Bruxelles con responsabili europei tra il 23 e il 25 novembre.
Critiche alla riduzione della sicurezza e allo stato della frontiera
Per quanto riguarda la situazione attuale, Lacasa ha evidenziato che il Governo ha ritirato da Ceuta unità delle Forze e Corpi di Sicurezza dello Stato per rafforzare altre zone in cui si sono verificati disordini negli ultimi fine settimana.
Ha anche menzionato una “de-escalation militare” che ha fatto sì che “quasi” non si vedano “effettivi per le strade”. Secondo Mujeres Caballas, la sicurezza alla frontiera tra Spagna e Marocco si limita ora a “un galleggiante di contenimento rotto” e “un unico guardia civil a vista”.
D’altra parte, la portavoce ha denunciato che “non si sta rimpatriando” le persone affiliate e che molti vicini hanno la sensazione che “Ceuta sia un grande CETI”. Per questo, il collettivo invita affinché il giorno 21 si mobilitino tutti i ceutí e si uniscano anche cittadini di altri punti della Spagna.
"Vogliamo che venga la gente. Abbiamo i negozi sommersi e abbiamo bisogno che vengano. Nello stesso giorno ci saranno concerti per Santa Cecilia e una mezza maratona. Il solo fatto che si spostino fino a qui è già molto significativo", ha ribadito Lacasa.