BFF ha rivisto al rialzo fino al 2,5% la sua previsione di avanzamento economico per la Spagna nel 2026, sebbene avverta di un'inflazione più persistente e di un ambiente fiscale più esigente, e anticipa che il dispendio delle comunità autonome in interessi aumenterà fino a 11.500 milioni di euro nel 2029.
Allo stesso modo, l'ente calcola che il deficit delle finanze pubbliche si attesterà al 2,6% del Prodotto Interno Lordo (PIL) quest'anno, mentre il debito dell'insieme delle Amministrazioni si ridurrebbe al 99,3% del PIL e quello delle autonomie al 19,6%, con una situazione di equilibrio di bilancio nell'insieme delle comunità.
Queste stime sono raccolte nel rapporto "Spagna e i suoi enti territoriali: principali chiavi macroeconomiche, fiscali e politiche", dove vengono aggiornate le previsioni sull'economia spagnola, le finanze pubbliche e la realtà autonoma in vista del terzo trimestre del 2026, in un contesto ancora precedente alla definizione dello scenario elettorale del prossimo 29 novembre.
Dall'analisi emerge che la Spagna conserva una posizione di "forza relativa" all'interno dell'area euro grazie all'impulso della domanda interna, sebbene il documento avverta che il focus di rischio si è spostato dalla crescita verso l'inflazione.
Crescita del 2,5% nel 2026 e successiva decelerazione
Secondo lo studio, il PIL reale è avanzato dello 0,7% su base trimestrale e del 2,7% in termini tendenziali nel secondo trimestre, il che ha portato BFF a migliorare la sua previsione di crescita per l'insieme del 2026 fino al 2,5%. Da lì, prevede una moderazione del ritmo al 2,1% nel 2027 e all'1,9% nel 2028.
"Il consumo delle famiglie, l'occupazione, l'immigrazione e gli investimenti continuano a sostenere l'attività e compensano la debolezza della domanda europea di beni", afferma in un comunicato.
BFF prevede inoltre che il consumo privato aumenti del 2,8% nel 2026 e del 2,2% nel 2027, mentre la formazione lorda di capitale fisso aumenterebbe del 4,3% in questo esercizio per moderarsi al 2,7% il prossimo, man mano che svanisce l'impulso del Piano di Recupero. Inoltre, sottolinea che le esportazioni di servizi continuano a essere una "forza strutturale" per l'economia nazionale.
Inflazione più alta, deficit e traiettoria del debito
Tuttavia, BFF sottolinea che il cambiamento più rilevante dello scenario macroeconomico si concentra sull'inflazione e alza la sua previsione media dell'IPC per il 2026 fino al 3,3% —rispetto al 2,1% previsto nel rapporto di giugno—, mentre il dato anticipato di agosto, del 4,3%, aggiunge "rischi al rialzo".
L'ente segnala che la persistenza dell'inflazione nei servizi, l'aumento dei costi del lavoro unitari —del 3,1% quest'anno e del 3,3% nel 2027— e la mancanza di offerta di abitazioni "acquisiscono rilevanza per la competitività a medio termine", secondo BFF Banking Group.
Sul fronte fiscale, il gruppo bancario prevede che il deficit delle Amministrazioni Pubbliche raggiunga il 2,6% del PIL nel 2026 —sopra il 2,4% registrato nel 2025 e il 2,0% calcolato nel rapporto precedente—, attribuendo buona parte di questa deviazione a misure di carattere temporaneo legate alla dana, alle tempeste e all'impatto energetico e geopolitico in Medio Oriente. Se si escludessero questi fattori, il saldo negativo si attesterebbe intorno all'1,8% del PIL.
In questa linea, il rapporto identifica la spesa come "il principale segnale di allerta" per la consolidazione dei conti pubblici e stima che la spesa primaria netta crescerebbe del 6,4% nel 2026, quasi il doppio del percorso del 3,5% previsto nel Piano Fiscale e Strutturale a Medio Termine.
Per quanto riguarda il debito, BFF anticipa che il rapporto di debito pubblico scenderà fino a circa il 99,3% del PIL alla chiusura del 2026 —sostenuto soprattutto dalla forte crescita nominale— e che il pagamento degli interessi si eleverà fino a quasi il 2,5% del PIL. Per il 2027, adotta un approccio più conservativo e colloca il deficit in un intervallo tra il 2,2% e il 2,3% del PIL, con il debito a livelli prossimi al 98%.
Equilibrio autonomico e aumento del costo finanziario
In ambito autonomico, BFF calcola che nel 2026 questo sottosettore raggiungerà l'equilibrio di bilancio, supportato da un incremento delle risorse delle comunità vicino al 7%, e che il debito regionale si ridurrà da circa il 20,2% del PIL nazionale nel 2025 al 19,6% nel 2026, al 18,7% nel 2027 e al 17,1% nel 2029, anche se "continuerà a esistere una elevata dispersione" tra i territori.
In particolare, la Comunità Valenciana si mantiene intorno al 40% del suo PIL regionale, Murcia supera il 30% e Catalogna e Castiglia-La Mancia si trovano nella parte alta del 20%, mentre le comunità forali, le Canarie e Madrid mostrano posizioni "più solide".
"Il nuovo focolaio di pressione per le comunità autonome sarà il costo di rifinanziamento", sostiene il gruppo bancario, che proietta che, sotto uno scenario di politiche costanti, la spesa autonoma per interessi aumenterà da 7.500 milioni di euro nel 2025 a 11.500 milioni nel 2029, mentre il tasso effettivo medio passerà dal 2,2% al 3,3%.
Il documento sottolinea anche che la eventuale riforma del sistema di finanziamento autonomo e la proposta di assunzione parziale del debito da parte dello Stato "segneranno buona parte del dibattito fiscale e politico dei prossimi mesi".
Nelle sue conclusioni, BFF sottolinea che la Spagna continua a essere "una delle grandi economie più solide" della zona euro, ma avverte che "il principale rischio a breve termine" si è spostato dalla crescita all'inflazione. "A livello sovrano, i rapporti di debito migliorano più rapidamente della posizione fiscale sottostante, quindi il controllo della spesa sarà una delle prove chiave nei prossimi trimestri", avventura.