Il Governo porta a Bruxelles il conflitto con le aziende per la regolamentazione elettrica dei centri di dati

Il Governo negozia a Bruxelles la nuova regolamentazione dei centri di dati, mentre il settore avverte che le esigenze energetiche freneranno l'investimento.

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Centro de datos de ACS CIMIC

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Di Democrata PRO

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Il Governo vuole stabilire nuove condizioni affinché i centri di dati possano accedere alla rete elettrica spagnola, in un momento in cui l'espansione dell'intelligenza artificiale e dei servizi digitali sta moltiplicando le necessità di fornitura di queste installazioni.

La principale esigenza consiste nel fatto che i nuovi progetti di maggiori dimensioni garantiscano che almeno l'80% dell'elettricità che consumano sia supportata da nuova generazione rinnovabile, un obbligo che le aziende considerano eccessivamente restrittivo e che ha aperto un confronto con il Ministero per la Transizione Ecologica.

La controversia ha acquisito ora una dimensione europea. Secondo ha pubblicato El País, l'Esecutivo ha incluso l'approvazione del decreto reale che regola queste installazioni nelle negoziazioni con la Commissione Europea sul ultimo versamento del Piano di Recupero, per un importo di 25.861 milioni di euro. L'incorporazione di questa norma alle conversazioni con Bruxelles introduce un nuovo elemento di pressione sulla sua trattazione, anche se non esiste ancora conferma pubblica che costituisca una condizione specifica per ricevere i fondi.

Il progetto cerca di risolvere un problema che va oltre i centri di dati. Anche se la Spagna dispone di una importante capacità di generazione rinnovabile, l'elettricità non può sempre arrivare nei luoghi dove è richiesta perché le reti di trasporto e distribuzione hanno una capacità limitata. Il Governo intende evitare che le grandi installazioni digitali occupino una parte considerevole di quella capacità e ostacolino la connessione di industrie, abitazioni o altre attività economiche che hanno bisogno di essere elettrificate.

Perché preoccupa il consumo dei centri di dati

I centri di dati ospitano i server che permettono di memorizzare e processare informazioni, fornire servizi nel cloud e sviluppare applicazioni di intelligenza artificiale. Per funzionare hanno bisogno di un fornitura elettrica continua, sia per alimentare le attrezzature informatiche sia per mantenere i sistemi di refrigerazione che evitano il surriscaldamento.

La crescita di questa attività ha fatto impennare le richieste di connessione al sistema elettrico. Secondo la documentazione del Ministero per la Transizione Ecologica, dalla fine del 2023 sono stati concessi più di 6 gigawatt (GW) di capacità di accesso a centri di dati nella rete di trasporto, a cui si aggiungono circa altri 6 GW concessi nelle reti di distribuzione dal 2020.

Questi numeri non significano che i centri di dati stiano attualmente consumando 12 GW, ma rappresentano la potenza massima di accesso autorizzata per impianti esistenti o progettati. Non tutti i progetti devono necessariamente essere costruiti né utilizzare simultaneamente tutta la capacità concessa, ma le autorizzazioni condizionano la disponibilità della rete per nuove richieste.

La preoccupazione del Governo si concentra precisamente su quella differenza tra l'elettricità che il paese può produrre e la capacità fisica di trasportarla fino ai consumatori. La costruzione di nuove linee e sottostazioni richiede investimenti e tempi di esecuzione che non sempre coincidono con il ritmo di sviluppo dei progetti imprenditoriali.

A questo si aggiunge che i centri di dati hanno bisogno di elettricità per 24 ore al giorno, mentre la generazione solare ed eolica dipende dalle condizioni meteorologiche. Pertanto, contrattare una quantità di energia rinnovabile equivalente al consumo annuale di un impianto non garantisce che quell'elettricità sia disponibile in ogni momento in cui è necessaria.

Le nuove obbligazioni che propone l'Esecutivo

Per affrontare questa situazione, il Ministero per la Transizione Ecologica ha elaborato un progetto di decreto reale che stabilisce condizioni specifiche per la fornitura elettrica dei centri di dati. La proposta, sottoposta a consultazione pubblica tra agosto e settembre, riguarda principalmente i nuovi impianti con una potenza di accesso alla rete pari o superiore a un megawatt.

La misura più rilevante consiste nel richiedere che almeno l'80% del consumo elettrico sia supportato da generazione rinnovabile aggiuntiva, tramite impianti di autoconsumo o contratti di fornitura a lungo termine legati a nuova capacità di produzione.

Il concetto di addizionalità risulta fondamentale per comprendere la proposta. Il Governo non intende unicamente che i centri di dati acquistino elettricità rinnovabile che già si produce in Spagna, ma che contribuiscano a incorporare nuove installazioni di generazione nel sistema elettrico per far fronte all'incremento della domanda associato alla loro attività.

Inoltre, il progetto introduce un'esigenza di corrispondenza oraria tra il consumo e la produzione rinnovabile. Questo significa che non basterebbe compensare la spesa elettrica di un intero anno mediante l'acquisto di una quantità equivalente di energia pulita, ma che gli operatori dovrebbero attestare di rispettare le condizioni di copertura durante le ore in cui funzionano le loro installazioni.

Il testo contempla anche un trattamento differenziato quando la penetrazione delle rinnovabili nel sistema supera il 90%, così come requisiti legati all'efficienza energetica, al consumo di acqua e alla protezione delle informazioni ospitate in queste infrastrutture.

Tra le disposizioni proposte figurano anche condizioni legate alla sovranità digitale, destinate a rafforzare il controllo europeo su determinate operazioni e dati. Queste esigenze ampliano l'ambito di una regolamentazione che, sebbene nasca dal problema di accesso all'elettricità, influisce anche sull'attività imprenditoriale e tecnologica degli operatori.

Perché le aziende rifiutano la proposta

La confederazione Spain DC, che raggruppa aziende legate allo sviluppo e funzionamento di centri di dati in Spagna, considera che le condizioni poste dal Ministero possano ostacolare l'esecuzione di progetti e ridurre la competitività del paese rispetto ad altre destinazioni europee.

Il principale disaccordo ruota attorno all'obbligo di sostenere il consumo con nuova generazione rinnovabile e dimostrare la sua corrispondenza oraria. Per gli operatori, rispettare queste condizioni può richiedere investimenti e impegni di fornitura aggiuntivi che aumentano i costi dei progetti e ne complicano il finanziamento, specialmente quando le installazioni si trovano in fasi avanzate di pianificazione.

L'associazione mette anche in discussione l'incertezza che comporterebbe introdurre nuove obbligazioni per investimenti la cui fattibilità è stata calcolata con condizioni regolatorie diverse. SpainDC stima che circa 9.000 milioni di euro in investimenti potrebbero essere compromessi dalla proposta, una cifra che rappresenta una valutazione del settore sui progetti potenzialmente interessati e non cancellazioni confermate.

L'opposizione imprenditoriale non significa necessariamente un rifiuto che i centri di dati utilizzino energie rinnovabili. La controversia si concentra su come devono accreditare ciò, quali costi implica l'obbligo di incorporare nuova generazione e fino a che punto queste esigenze possono diventare un ostacolo per ottenere i permessi elettrici.

Si sono anche espressi sulla regolamentazione aziende legate alla fornitura energetica e alle telecomunicazioni. Iberdrola ha difeso l'importanza di attrarre questo tipo di installazioni per la loro capacità di generare attività economica, mentre Telefónica ha avvertito degli effetti che determinate esigenze potrebbero avere sullo sviluppo del settore.

La negoziazione con Bruxelles e i fondi europei

La disputa è arrivata alle istituzioni europee nella fase finale del Piano di Recupero, il programma finanziato con fondi dell'Unione Europea per promuovere riforme e investimenti dopo la pandemia.

La Spagna ha presentato il 30 settembre scorso la sua settima e ultima richiesta di pagamento, per un importo di 25.861 milioni di euro, legata al rispetto di 148 traguardi e obiettivi. Di quella somma, 21.463 milioni corrispondono a trasferimenti e 4.398 milioni a prestiti, secondo le informazioni diffuse dal Governo.

Il funzionamento del meccanismo europeo richiede che gli Stati accreditino il rispetto degli impegni concordati con la Commissione per ricevere i versamenti. Non si tratta, quindi, di un trasferimento automatico di denaro, ma di pagamenti soggetti alla valutazione di riforme e azioni precedentemente impegnate.

In questo contesto, il Governo ha offerto l'approvazione del decreto dei centri di dati nell'ambito delle negoziazioni con Bruxelles, dopo che alcune delle riforme inizialmente previste nel Piano di Recupero non sono state realizzate, tra cui l'aumento della tassazione del diesel.

Il collegamento tra i due argomenti risulta rilevante perché l'Esecutivo dispone di un margine temporale limitato per chiudere la regolamentazione. La Commissione Europea deve completare i pagamenti del meccanismo prima della fine del 2026 e la Spagna si trova, inoltre, di fronte a elezioni generali convocate per il prossimo 29 novembre.

Tuttavia, la documentazione pubblica dell'ultima richiesta di pagamento non identifica in modo individualizzato il decreto dei centri di dati come uno dei 148 traguardi sottoposti a valutazione, per cui il suo eventuale ruolo nel pagamento deve essere attribuito alle informazioni pubblicate da El País e non presentato come una condizione già confermata dalla Commissione Europea.

Una regolamentazione in attesa di approvazione

Il Governo si trova ora di fronte alla decisione di mantenere le principali esigenze del progetto o introdurre modifiche che permettano di avvicinare le posizioni con le aziende prima della sua approvazione.

Per il Ministero, l'obiettivo è che lo sviluppo dei centri di dati non comprometta la capacità di connessione di altre attività né aumenti le necessità di generazione elettrica senza un contributo equivalente di nuove energie rinnovabili. Gli operatori, da parte loro, richiedono che gli obblighi siano adattati alle possibilità tecniche ed economiche dei progetti per evitare che la Spagna perda investimenti a favore di altri paesi.