Puente rifiuta di lasciare l’incarico dopo il disastro ferroviario

Óscar Puente esclude di dimettersi dopo lo scontro di due treni AVE a Urda, con almeno 64 morti, e punta a un ordine irregolare del centro di comando.

fotonoticia 20261028151505 1920

fotonoticia 20261028151505 1920

Aggiungi DEMOCRAT su Google

Chiedi a FREN

Pubblicato

1 minuto

I più letti

Elecciones 29N · Encuestas

La media de las encuestas

Media a 27 de octubre de 2026 · 15 institutos

  • PP31,0 %
  • PSOE27,3 %
  • Vox18,9 %
  • Sumar6,3 %
  • Podemos2,9 %
  • ERC2,3 %
010203040ene 2024jul 2024ene 2025jul 2025ene 2026jul 2026

Media del último estudio de cada instituto en 30 días y su evolución semanal desde el 23J. Partidos con al menos un 2 %.

Todas las encuestas

Elecciones generales del 29 de noviembre · Demócrata

Il ministro dei Trasporti e della Mobilità Sostenibile, Óscar Puente, ha escluso questo mercoledì di lasciare il suo incarico dopo il sinistro ferroviario tra due treni ad alta velocità a Urda (Toledo), nel quale sono morte almeno 64 persone e sono stati registrati più di 50 feriti.

In una comparsa alla stazione madrilena di Atocha, il responsabile dei Trasporti ha affermato di sentirsi "assolutamente devastato" per quanto accaduto, un incidente che ha definito "inspiegabile" per le sue caratteristiche e per il numero di vittime. "Sono dei momenti più duri che si possano affrontare", ha dichiarato Puente davanti ai media dopo l'evento.

Interpellato sul fatto che valuti di rinunciare all'incarico dopo questo sinistro e quello avvenuto a gennaio ad Adamuz (Córdoba), dove un altro scontro tra treni ad alta velocità ha causato 46 morti, il ministro ha indicato che, per ora, non contempla di dimettersi, poiché la sua priorità è "chiarire" tutto quanto accaduto e "cercare di risolverlo".

Il focus, su un ordine del centro di comando

Il Ministero dei Trasporti e della Mobilità Sostenibile sostiene che l'impatto tra i due treni a Urda (Toledo) si è verificato dopo che il centro di controllo di Adif ad Atocha ha autorizzato a riprendere la circolazione normale, un ordine contrario a quanto previsto dalla normativa ferroviaria.

Fonti del Ministero citate da Europa Press precisano che questa decisione è stata adottata dopo il guasto, alle 8.32, del sistema di sicurezza LZB, un incidente che ha provocato l'arresto di sei treni in un tratto di circa 69 chilometri.

Otto minuti dopo, l'operatore ha permesso la ripresa della marcia di tutti i treni, una misura che, secondo le stesse fonti, viola la normativa, poiché la circolazione avrebbe dovuto essere ripresa solo con "velocità di marcia a vista", cioè limitata a 40 chilometri all'ora.

Tuttavia, al ristabilirsi del traffico in condizioni normali, l'AVE è arrivato a circolare a 200 chilometri all'ora, momento in cui ha impattato contro l'Iryo alle 8.53.