L’Arabia Saudita e la Siria hanno chiuso una serie di accordi valutati oltre 403 milioni di dollari, circa 360 milioni di euro, incentrati sulla cooperazione militare, sui progetti infrastrutturali e sulla ricostruzione dell’edilizia abitativa, dopo l’incontro tenuto a Riad tra il presidente di transizione siriano, Ahmed al Sharaa, e il principe ereditario saudita, Mohamed bin Salmán.
L’intesa sottoscritta tra lo Stato siriano e il Fondo Saudita per lo Sviluppo si configura come un prestito a condizioni vantaggiose che prevede 100 milioni di dollari, circa 89 milioni di euro, destinati al settore sanitario, in particolare alla riabilitazione e alla dotazione di attrezzature presso centri sanitari danneggiati dopo quasi 14 anni di guerra civile.
Inoltre, saranno assegnati 60 milioni di dollari, equivalenti a 53 milioni di euro, per il recupero del parco abitativo, con la previsione di intervenire su 10.000 famiglie in una fase iniziale, mentre 105 milioni di dollari, poco più di 93 milioni di euro, saranno destinati a rafforzare la difesa civile.
Il pacchetto finanziario contempla inoltre 90 milioni di dollari, circa 80 milioni di euro, per la messa a punto della centrale termica di Alepo, nel nord del Paese, insieme ad altri 30 milioni di dollari, quasi 27 milioni di euro, per migliorare e ampliare i sistemi di approvvigionamento di acqua potabile a Damasco e nella provincia di Idlib, nel nordovest siriano.
A queste voci si aggiungono 18,6 milioni di dollari, circa 16,5 milioni di euro, destinati a promuovere la trasformazione digitale e la modernizzazione dei servizi finanziari, con l’obiettivo di configurare istituzioni più efficienti e trasparenti che contribuiscano alla ripresa economica e alla stabilità di un Paese devastato da oltre un decennio di conflitto.
Gli accordi sono stati raggiunti dopo una visita non annunciata di Al Sharaa nella capitale saudita martedì, la seconda che compie a Riad nell’ultimo mese, e tra essi "spicca un accordo di cooperazione tra i ministeri della Difesa" dei due Paesi, secondo quanto indicato dal Ministero degli Esteri siriano.