Le autorità ecuadoriane hanno comunicato dell’arresto di Jacobo Bucaram, figlio dell’ex presidente Abdalá Bucaram (1996-1997), in un’operazione di polizia svolta a Guayaquil. La cattura avviene in risposta a una richiesta giudiziaria degli Stati Uniti, paese al quale sarà estradato.
Il ministro dell’Interno dell’Ecuador, John Reimberg, ha spiegato che "Jacobo Bucaram, che ha Notificazione Rossa di Interpol ed è richiesto dalla giustizia degli Stati Uniti e da altre due persone collegate a questo caso, sono stati arrestati dalla Polizia Nazionale a Guayaquil".
Reimberg ha precisato inoltre che "saranno inviati in quel paese secondo il processo corrispondente", senza dettagliare le accuse che Bucaram affronta sul territorio statunitense. Il responsabile dell’Interno ha ribadito che questa azione lancia un messaggio "chiaro". "Non ci sono privilegi, non ci sono intoccabili e non c’è spazio per l’impunità", ha dichiarato.
Il ministro ha sottolineato anche il ruolo dell’Esecutivo in questa operazione, affermando che "sotto la guida del presidente Daniel Noboa, la Polizia Nazionale e tutto il Blocco di Sicurezza, continuiamo ad agire con fermezza". Nella stessa linea, ha avvertito che "chi ha conti in sospeso con la giustizia dovrà rispondere".
La cattura di Jacobo Bucaram avviene quasi due mesi dopo che un tribunale ecuadoriano gli ha inflitto, insieme a suo padre, una pena superiore a nove anni di prigione, dopo essere stati considerati collaboratori in un reato di criminalità organizzata nell’ambito del caso Prove COVID-19.
Secondo la Procura, questa rete criminale ha ottenuto benefici economici tra marzo e agosto 2020, sfruttando l’emergenza sanitaria. In quel periodo, secondo la risoluzione giudiziaria, è stato accertato che "hanno commercializzato 21.000 test per rilevare il COVID-19, oltre a mascherine, lancette, guanti in nitrile e altri materiali di consumo, commettendo diversi reati".