Il focolaio di Ebola dichiarato a metà maggio nella Repubblica Democratica del Congo (RDC) continua ad avanzare e si avvicina già alla soglia dei 10.000 contagi confermati, dopo aver aggiunto circa 90 nuovi casi nelle ultime 24 ore. Allo stesso tempo, il numero dei decessi ha superato la soglia dei 4.800, consolidandosi da mesi come l'episodio più letale di questa malattia nel paese africano.
L'ultimo rapporto dell'Istituto Nazionale di Salute Pubblica (INSP) dettaglia che fino ad oggi sono state verificate 9.064 infezioni e 4.841 morti, con 88 nuovi positivi e 38 decessi nell'ultimo giorno, il che colloca il tasso di letalità al 48,6%.
L'organismo precisa che la provincia di Ituri continua a essere il principale focolaio dell'epidemia —uno degli otto colpiti insieme a Kivu Nord, Kivu Sud, Alto Uélé, Basso Uélé, Tshopo, Ubangi Sud e Ubangi Nord—, concentrando il 72% dei contagi registrati dall'inizio del focolaio. Tuttavia, nell'ultima giornata ha aggiunto solo il 55% dei nuovi casi.
Secondo il bilancio dell'INSP, finora 2.670 pazienti sono riusciti a superare la malattia e sono stati dimessi, mentre 1.008 persone rimangono ricoverate o in centri di isolamento. Il tasso di monitoraggio dei contatti si attesta al 87,1% e mostra una tendenza crescente negli ultimi giorni.
Questo focolaio nella RDC è già il più mortale che il paese abbia mai vissuto, superando quello registrato tra il 2018 e il 2020. Le proiezioni indicano che potrebbe persino superare il grande focolaio dell'Africa occidentale del 2014-2016, che ha causato 28.616 infezioni e 11.325 morti in Guinea, Liberia e Sierra Leone, secondo i dati dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).
Nelle ultime settimane sono stati rilevati anche casi in Kenya e Nigeria legati al focolaio congolese, originato dalla ceppa Bundibugyo —che non dispone di vaccino né trattamento approvato—. Questa situazione ha portato diversi paesi della regione a rafforzare i loro sistemi di sorveglianza per cercare di fermare l'espansione del virus.