I paesi dello Scudo delle Americhe chiudono file con la Bolivia contro il narcotraffico e la corruzione

Quindici paesi dello Scudo delle Americhe sostengono le azioni della Bolivia contro il narcotraffico e la corruzione dopo l'arresto del procuratore generale.

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I Governi degli Stati Uniti, Argentina, Bolivia, Cile, Colombia, Costa Rica, Repubblica Dominicana, Ecuador, El Salvador, Guyana, Honduras, Panama, Paraguay, Perù e Trinidad e Tobago hanno manifestato questo giovedì in modo congiunto il loro supporto alle azioni intraprese dalla Bolivia contro il narcotraffico e la corruzione, dopo l'arresto del procuratore generale dello Stato boliviano, Róger Mariaca.

In una dichiarazione congiunta diffusa dal Dipartimento di Stato statunitense, i 15 paesi che compongono il cosiddetto Scudo delle Americhe hanno elogiato l'Esecutivo boliviano per le misure messe in atto per disarticolare le reti collegate al traffico di droga e richiedere responsabilità a coloro che facilitano il loro funzionamento.

Gli Esecutivi firmatari hanno inoltre chiesto a La Paz di mantenere attive le indagini e di portare davanti ai tribunali i membri di queste strutture criminali. In questo senso, hanno sottolineato le recenti operazioni di polizia ad alto impatto dirette contro alti funzionari — attuali e precedenti — presumibilmente legati ad attività di narcotraffico.

Queste azioni, sottolinea il comunicato, "inviamo un messaggio contundente" sia all'interno della Bolivia che all'intera regione, lasciando chiaro che i governi eletti democraticamente e gli Stati partecipanti a questa iniziativa rifiutano l'infiltrazione di reti illecite nell'emisfero.

La dichiarazione sottolinea inoltre che la cooperazione regionale si basa sull'impegno comune di proteggere i governi emersi da processi democratici e rafforzare la sicurezza contro le organizzazioni narcoterroriste.

"Oggi, ci solidarizziamo fermamente con la Bolivia", conclude il testo congiunto, ricordando la riunione dei leader dello Scudo delle Americhe tenutasi il 22 settembre scorso, in cui hanno ribadito la loro determinazione condivisa di contenere l'influenza di queste organizzazioni e salvaguardare la stabilità e la sicurezza regionale.

Il comunicato è reso pubblico dopo che Róger Mariaca è stato arrestato insieme al procuratore del dipartimento di Santa Cruz, Alberto Zeballos, all'aeroporto internazionale Viru Viru di Santa Cruz de la Sierra, pochi giorni dopo che entrambi erano stati sanzionati dagli Stati Uniti, accusati di corruzione e di favorire il narcotraffico.

In un video diffuso sui social media, portavoce della Procura Generale della Bolivia hanno denunciato il "sequestro" di Mariaca e la "violazione dei suoi Diritti Umani", affermando che "non si sta rispettando l'istituzionalità dello Stato" e che il procuratore era stato "trattenuto" all'aeroporto di Viru Viru in modo informale e "senza un'ordinanza di arresto".

In parallelo, fonti di polizia hanno indicato al quotidiano boliviano 'El Deber' che Mariaca e Zeballos sono stati intercettati da agenti di Intelligence all'interno del terminal aereo quando arrivavano da Sucre, anche se non hanno precisato i motivi concreti dell'arresto.

L'episodio si verifica in un contesto in cui Washington ha intensificato la pressione sul procuratore generale e su altri alti e ex alti funzionari del paese, ai quali ha vietato l'ingresso negli Stati Uniti e ha imposto sanzioni.