Il vicepresidente della Tanzania lascia l'incarico dopo aver affermato che Suluhu vuole un cambiamento

Emmanuel Nchimbi abbandona la Vicepresidenza della Tanzania meno di un anno dopo averla assunta, sostenendo che la presidente Samia Suluhu vuole cambiamenti.

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Il vicepresidente della Tanzania, Emmanuel Nchimbi, ha annunciato questo martedì le sue dimissioni dalla carica, meno di dieci mesi dopo aver prestato giuramento, sostenendo che la presidente del paese, Samia Suluhu, "vuole cambiamenti".

"Mi dimetterò dalla mia carica di vicepresidente della Repubblica (...) con effetto a partire dal 4 settembre 2026", ha indicato in un comunicato diffuso attraverso i suoi social media, dopo aver comunicato formalmente la sua decisione al capo dello Stato.

Nchimbi ha dettagliato che adotta questa decisione perché è "completamente convinto che la presidente desideri un cambiamento".

Inoltre, ha ricordato che "Le ho promesso che l'avrei sostenuta e al nostro paese con la massima dedizione e lealtà. Le ho anche assicurato che, se mai avesse ritenuto necessario nominare un altro vicepresidente, avrei lasciato questo incarico", secondo quanto ha esposto nella sua nota.

I media nazionali, tra cui il portale The Citizen, hanno segnalato che negli ultimi mesi si sarebbe verificato un certo allontanamento politico tra Suluhu e il suo vicepresidente a causa di alcune dichiarazioni pubbliche di Nchimbi. Tra queste spicca quella effettuata il mese scorso, quando ha esortato la popolazione a "lottare per una nuova Costituzione", sottolineando che esisteva la possibilità di portarla avanti prima del 2030.

Il dirigente, di 54 anni, ha accompagnato Suluhu come candidato alla vicepresidenza nelle elezioni presidenziali tenutesi nell'ottobre dello scorso anno, elezioni in cui la mandataria ha ottenuto il rinnovo con oltre il 97% dei voti.

D'altra parte, una commissione di inchiesta ufficiale ha determinato lo scorso mese di aprile che oltre 500 persone, per lo più civili, hanno perso la vita nel contesto delle proteste scatenate dopo le elezioni, la maggior parte di esse a causa di colpi di arma da fuoco.

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