La CIG pronuncerà per il 19 novembre la sua sentenza sul presunto genocidio del Myanmar contro i rohingya

La CIJ emetterà il 19 novembre la sentenza sul ricorso presentato dal Gambia per presunto genocidio del Myanmar contro la minoranza rohingya.

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La Corte Internazionale di Giustizia (CIJ) annuncerà il prossimo 19 novembre se le autorità del Myanmar siano responsabili di genocidio contro la comunità rohingya, nel procedimento aperto nel 2019 in seguito alla denuncia presentata dal Gambia nel novembre di quell’anno. Allora, il paese africano accusò l’Esercito del Myanmar e altre forze di sicurezza di condurre “operazioni di pulizia generale e sistematiche” contro questa minoranza per lo più musulmana a partire dal 2016.

L’organo giudiziario principale delle Nazioni Unite ha confermato questo martedì la data in cui renderà pubblica la sua decisione nel caso relativo all’“attuazione della Convenzione per la prevenzione e la sanzione del delitto di genocidio” del 1948, promosso dal Governo del Gambia e al quale hanno partecipato fino a undici Stati.

Il tribunale ha ricordato che già nel gennaio 2020 ordinò al Myanmar di adottare “tutte le misure” necessarie per impedire la commissione di un genocidio contro la popolazione rohingya, dopo che il Gambia aveva chiesto misure cautelari mentre veniva risolta nel merito la questione.

L’ex leader ‘de facto’ e premio Nobel per la Pace Aung San Suu Kyi --per anni considerata il simbolo della lotta pro-democratica e della difesa dei Diritti Umani-- è stata oggetto di forti critiche per la brutale campagna di repressione con la quale l’Esercito del Myanmar rispose, nell’agosto del 2017, a una serie di attacchi di miliziani rohingya nello stato di Rakhine.

Come conseguenza di quell’offensiva, più di 700.000 rohingya, minoranza musulmana a cui il Myanmar nega la cittadinanza, fuggirono nel vicino Bangladesh in cerca di rifugio. Una commissione d’inchiesta delle Nazioni Unite concluse un anno più tardi che le forze armate del Myanmar agirono con una “intenzione genocida” nella loro risposta contro l’Esercito di Salvezza dell’Arakan Rohingya (ARSA).

Suu Kyi ammise gli abusi perpetrati dalle forze del Myanmar, sebbene qualificò come “ingannevole” l’accusa di genocidio formulata dal Gambia. L’Articolo 94 della Carta delle Nazioni Unite stabilisce che tutti gli Stati membri sono obbligati a rispettare le risoluzioni della CIJ.