Un tribunale ordina di indennizzare le famiglie delle vittime del naufragio dell'Al Salam Boccaccio 98 nel 2006

Un tribunale di Genova condanna RINA a pagare più di 60 milioni di euro a circa 700 famiglie per il naufragio del traghetto 'Al Salam Boccaccio 98' nel 2006.

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Un tribunale civile di Genova ha stabilito che RINA, il registro marittimo italiano, dovrà corrispondere più di 60 milioni di euro a titolo di indennizzo a circa 700 famiglie delle vittime del naufragio del traghetto 'Al Salam Boccaccio 98', uno dei disastri marittimi più gravi di questo secolo, in cui morirono 1.071 persone nel Mar Rosso nel febbraio del 2006.

Secondo la risoluzione diffusa dall'agenzia ANSA, la responsabilità principale del naufragio ricade sulla negligenza di RINA. La nave, che in precedenza operava con il nome 'Tirrenia' ed è stata venduta a un armatore egiziano nel 1999, subì un incendio a bordo nella notte tra il 2 e il 3 febbraio di quell'anno, incidente che scatenò la tragedia.

Il giudice Daniele Bianchi ha concluso che "né il capitano né l'equipaggio ricevettero istruzioni operative in inglese né in alcun altro idioma che comprendessero" e che, per questo motivo, "quando si verificò un incendio a bordo, furono incapaci di comprendere come scaricare l'eccesso d'acqua dai serbatoi di zavorra".

Secondo quanto riportato nella sentenza, "questa circostanza avrebbe portato il capitano, nel tentativo di contrastare l'inclinazione provocata dall'incendio nel garage, a effettuare una manovra che risultò fatale, facendo imbarcare acqua e infine affondare la nave".

La sentenza si basa su una relazione peritale dettagliata richiesta dallo stesso magistrato alla fine del 2022, nella quale si segnalano inoltre altri 22 presunti casi di negligenza, tra cui carenze nella formazione dell'equipaggio e nel controllo delle esercitazioni di sicurezza a bordo.

Le famiglie che finora non avevano ricevuto alcun risarcimento riceveranno, in media, tra 100.000 e 150.000 euro per la morte del loro congiunto, secondo la decisione giudiziaria.

Il giudice ha stabilito anche un risarcimento aggiuntivo per parte dei familiari che erano già stati risarciti in Egitto, poiché non era stato applicato il criterio previsto dalla legge islamica, che concede alle donne la metà dell'indennizzo assegnato agli uomini con lo stesso grado di parentela. La richiesta globale presentata dagli avvocati delle famiglie ammontava a 300 milioni di euro.

In una prima reazione, il Gruppo di Esperti non Governativi Sistema Mondiale di Soccorso/Associazione Ingegneri Radioelettronici (ARE) esprime il suo malcontento perché la sentenza non menziona in nessun momento il Comitato di Sicurezza Marittima costituito all'epoca su questo caso né le sue conclusioni, e concentra il focus sulla responsabilità principale del Registro Marittimo Italiano.