Il ministro della Politica Territoriale e "comando unico" a Ceuta, Ángel Víctor Torres, ha argomentato che l'avvio di questo dispositivo, 25 giorni dopo l'ingresso massiccio di migranti nella città autonoma, obbedisce a una "seconda fase" all'interno del complesso di azioni promosse dal Governo per affrontare la crisi migratoria.
Secondo quanto ha dettagliato, la riunione del Comitato di Monitoraggio tenutasi questo mercoledì a Ceuta ha avuto come obiettivo valutare le misure applicate fino ad ora e concretizzare i passi da seguire in questa nuova fase, in cui si colloca la creazione del "comando unico".
"In questo organo tutti i ministri hanno fatto un riepilogo, anche il Governo di Ceuta, delle azioni fatte e anche delle proposte", ha indicato Torres, che ha incluso tra queste ultime l'avvio del "comando unico", uno strumento che, ha sottolineato, facilita la distribuzione delle "corresponsabilità" tra le diverse amministrazioni coinvolte.
Essendo stato interrogato sul ritardo di 25 giorni nella costituzione di questo organo, il ministro ha fatto riferimento alla gestione della situazione generata dalla dana a Valencia, dove, come ha ricordato, sono state effettuate "moltissime azioni preliminari" prima di formalizzare i meccanismi di coordinamento.
"Abbiamo fatto moltissime azioni preliminari fino a quando è stata costituita la Commissione Mista e si è lavorato, credo che bene, con i sindaci, con i gruppi, con gli esperti", ha sottolineato Torres, stabilendo il parallelismo con quanto accaduto ora a Ceuta.
In questa linea, ha ricordato che nei giorni 30 e 31 luglio sono arrivate a Ceuta più di 70.000 persone e ha sottolineato che nelle prime 48 ore si è riusciti a far tornare tra il 90 e il 95% di esse in Marocco, un intervento che ha definito come un "successo".