Il ministro della Politica Territoriale e Memoria Democratica, Ángel Víctor Torres, ha risposto alle critiche del presidente del PP, Alberto Núñez Feijóo, sulla crisi a Ceuta, ricordandogli che "Un leader che aspira a presiedere il Governo deve essere anche responsabile quando è all'opposizione".
In un'intervista a "La Vanguardia" raccolta da Europa Press, ha sottolineato: "Mi sembra irresponsabile che leader dell'opposizione puntino il dito contro un Governo, in questo caso quello del Marocco, senza prove né evidenze", insistendo sul fatto che, se esistessero indizi solidi, la Spagna reagirebbe con fermezza.
Torres ha indicato che nei rapporti disponibili non appare alcuna azione attribuibile in modo diretto alle autorità marocchine: "Le cose vanno analizzate con prove ed evidenze, non con congetture o sospetti".
Interrogato sul momento in cui Ceuta potrà tornare alla normalità, ha ammesso: "Spero di poter dire che domani, ma starei mentendo", e ha precisato che, tra il 10 agosto e giovedì, circa 3.800 persone erano tornate di propria volontà e circa 3.500 rimangono in risorse abilitate dal Governo, delle quali 1.000 sono minori.
Ha dettagliato che sono già state effettuate più di 200 espulsioni e che si stanno trattando nuovi fascicoli. Inoltre, ha anticipato che gli spazi provvisori recupereranno la loro funzione iniziale: il terreno di La Reina tornerà a essere destinato a abitazione e la zona del porto ritornerà alla sua configurazione precedente.
Il ministro ha aggiunto che "è evidente che, se non si fosse collaborato dal Governo del Marocco, non sarebbe tornato il 90%" delle persone che sono entrate a Ceuta alla fine di luglio nei giorni successivi.
Torres ha respinto che ci sia una frattura interna nell'Esecutivo centrale: "Ero in Aula del Congresso e ho visto Margarita Robles alzarsi e applaudire. Dire che non si è alzata quando è intervenuto il presidente non è vero".
Una situazione "complessa" a Ceuta
Ha riconosciuto che la situazione "continua a essere complessa" nella città autonoma, con migliaia di persone che dormono su spiagge e strade, il che genera tensione, anche se ha evidenziato il dispiegamento di numerosi effettivi delle Forze e Corpi di Sicurezza dello Stato e dell'Esercito, che stanno svolgendo, secondo quanto ha detto, un lavoro chiave di mantenimento dell'ordine pubblico.
Interrogato sull'atteggiamento del Governo di Ceuta nei confronti dell'Esecutivo centrale, ha risposto con cautela: "Questa è una domanda a cui oggi devo rispondere con una passiva. Io continuerò a essere leale. Ci sono questioni che, quando tutto sarà finito, logicamente diremo. Ho chiesto a (Juan Jesús) Vivas di lavorare insieme e credo che, nel fondamentale, lo abbiamo fatto".
Ángel Víctor Torres ha difeso che la convocazione del Consiglio di Sicurezza Nazionale non è avvenuta tardi, perché nei primi momenti la priorità era evitare che "le oltre 70.000 persone che sono entrate rimanessero a Ceuta" e, successivamente, affrontare l'emergenza umanitaria scatenata.
Rispetto della legge e critica all'opposizione
Essendo stato interrogato sul perché il Governo non abbia assunto un comando unico sin dall'inizio della crisi, ha spiegato che le priorità sono cambiate e che ora si è passati a una fase di cogovernanza: "Capisco l'ansia di risolvere la crisi e la necessità di agire con la massima rapidità, ma questo non significa che possiamo saltare la legge".
Ha ritenuto che l'opposizione si sbagli nel rimproverare al presidente del Governo, Pedro Sánchez, di non essersi recato a Ceuta ad agosto, e ha definito quella critica una cortina di fumo: "Il presidente non ha smesso di lavorare per Ceuta. E lo sanno. Che non fosse a Madrid non significa che non stesse lavorando".
Torres ha manifestato di avere fiducia che un'entrata massiva come quella di fine luglio "non si ripeta", e ha sottolineato che sarà necessario studiare con dettaglio quanto accaduto e il modo in cui siano potute arrivare tante persone in così poco tempo.
Infine, il ministro ha confermato che il Re visiterà Ceuta nelle prossime settimane, qualcosa che ha descritto come un "traguardo storico".