Sira Rego si fida di approvare dopo l'estate la legge che limiterà l'accesso dei minori di 16 anni ai social media

La ministra della Gioventù e dell'Infanzia difende che siano le grandi piattaforme, e non le famiglie, le responsabili di garantire ambienti digitali sicuri per i minori. La norma obbligherà i social media ad attestare davanti alla CNMC che non utilizzano design addictivi né espongono bambini e adolescenti a contenuti dannosi.

5 minuti

La ministra de Infancia y Juventud, Sira Rego, durante la presentación de los eventos institucionales programados con motivo del mes del Orgullo LGTBIQA+ | Carlos Luján

La ministra de Infancia y Juventud, Sira Rego, durante la presentación de los eventos institucionales programados con motivo del mes del Orgullo LGTBIQA+ | Carlos Luján

Aggiungi DEMOCRAT su Google

Chiedi a FREN

Pubblicato

Ultimo aggiornamento

5 minuti

I più letti

La ministra della Gioventù e dell'Infanzia, Sira Rego, si fida che la Legge per la protezione dei minori in ambienti digitali possa essere approvata «al ritorno dell'estate», una volta conclusa la sua trattazione parlamentare e incorporate le ultime contribuzioni dei gruppi.

La norma intende rafforzare la protezione di bambini e adolescenti di fronte ai rischi associati all'uso di determinate piattaforme digitali e prevede restrizioni di accesso per i minori di 16 anni quando i social network non possono garantire un ambiente sicuro.

«La legge è attualmente in fase di trattazione parlamentare e si stanno già lavorando queste ultime contribuzioni che sono state fatte per delimitare meglio la legge», ha spiegato Rego in un'intervista concessa a Europa Press prima della crisi migratoria registrata a Ceuta.

La ministra considera che la futura legislazione rappresenterà «un punto di svolta» nella protezione dei diritti di bambini e bambine su internet.

Rego pone l'accento sulle grandi piattaforme

Uno dei principali obiettivi del Governo è trasferire la responsabilità della protezione dei minori dalle famiglie alle stesse aziende tecnologiche.

Rego sostiene che l'Esecutivo ha compiuto «uno sforzo» per «porre la responsabilità dove spetta», cioè sulle grandi piattaforme digitali.

«Questo non può continuare a essere la legge della giungla», ha affermato la ministra, che difende che siano i social network a dover garantire che i loro servizi siano sicuri per i minori.

Secondo Rego, non dovrebbero essere i genitori a dover assumere da soli il controllo dei rischi derivanti da algoritmi, contenuti o meccanismi progettati dalle aziende tecnologiche.

«Sono le piattaforme, sono i social network che devono garantire che l'ambiente sia sicuro e, quindi, il limite devono gestirlo loro, non le famiglie», ha sottolineato.

La CNMC dovrà autorizzare l'accesso dei minori

PSOE e Sumar hanno concordato un emendamento che introduce nuove obbligazioni per le piattaforme digitali.

Le aziende dovranno attestare presso la Commissione Nazionale dei Mercati e della Concorrenza (CNMC) che i loro servizi rispettano determinate condizioni di protezione.

Tra queste, dovranno dimostrare che non impiegano design addictivi, che non espongono i minori a contenuti o comportamenti dannosi, che proteggono adeguatamente la loro privacy e che dispongono di strumenti efficaci contro contatti indesiderati.

In caso di non adattare i propri servizi e di non avere l'autorizzazione espressa della CNMC, le piattaforme non potranno consentire l'accesso ai minori di 16 anni.

La misura implica, quindi, qualcosa di più complesso di un divieto generale dei social media per tutti i minori di quell'età: l'accesso sarà condizionato al rispetto di determinati requisiti di sicurezza.

«Regolamentazione» prima di «divieto»

La stessa Rego ha voluto chiarire l'ambito della norma e assicura di essere «partigiana di parlare di regolamentazione più che di divieto».

Secondo lei, mentre si avanza verso un modello regolato, le amministrazioni devono essere più esigenti con l'ingresso di bambini e adolescenti in determinati ambienti digitali.

La ministra denuncia che buona parte dell'ecosistema digitale funziona attualmente sotto una specie di «legge della giungla», con algoritmi opachi e scarsa trasparenza sui criteri che determinano quali contenuti ricevono gli utenti.

Rego sostiene che questa mancanza di controllo risulta particolarmente problematica quando colpisce i minori.

Salute mentale, attenzione e modelli di dipendenza

La ministra ha anche segnalato gli effetti che alcuni specialisti collegano all'uso intensivo o non regolato di determinate piattaforme.

Tra i problemi citati ci sono le conseguenze sulla salute mentale, la capacità di attenzione o la fissazione di conoscenze.

Rego avverte inoltre dell'esistenza di piattaforme progettate per generare modelli di consumo compulsivo o dipendente, uno degli elementi che la futura legge intende limitare.

Per questo motivo, considera che l'intervento pubblico non può limitarsi a stabilire un'età minima.

Accompagnamento alle famiglie e alternative all'ambiente digitale

Gioventù e Infanzia propone di completare la regolamentazione con misure educative e di accompagnamento.

Rego punta a sviluppare «meccanismi di pedagogia» per le famiglie, nel quadro della Strategia Nazionale per Ambienti Digitali Sicuri, e a promuovere alternative di svago e socializzazione lontane dagli schermi. La ministra rifiuta, tuttavia, un divieto assoluto alla tecnologia.

«Non si tratta» di dire un «no radicale» all'ambiente digitale né di adottare «posizioni massimaliste di rifiuto», ha difeso. L'obiettivo, come spiega, è che l'incorporazione di bambini e adolescenti in questi spazi sia graduale, accompagnata e con garanzie, adattandosi anche al loro processo di maturazione.

Il quadro europeo ha limitato l'ambizione iniziale della legge

Rego riconosce che il Governo partiva da una posizione più esigente, ma assicura che la normativa europea ha obbligato a ridurre parte delle aspirazioni iniziali del progetto.

La ministra considera che ci vorrà ancora tempo per attendere il testo definitivo per conoscere con precisione fino a dove arriveranno gli obblighi imposti alle piattaforme.

Inoltre, una volta approvata la legge sarà necessario elaborare un regolamento di sviluppo che concretizzi la sua applicazione pratica. La normativa si integrerà, secondo Rego, all'interno di un insieme più ampio di riforme collegate al nuovo ecosistema tecnologico.

Tra queste ha citato la Legge Organica per il buon uso e la governance dell'Intelligenza Artificiale, la riforma del diritto all'onore o lo Statuto dell'Artista, che regola anche la partecipazione di minori di 16 anni in determinate attività artistiche.

La Spagna cerca coordinamento con altri paesi

La ministra difende inoltre che la protezione dei minori su internet non può essere affrontata unicamente mediante norme nazionali.

«Non basta con norme a livello statale», ha assicurato, reclamando una maggiore coordinazione internazionale per avanzare verso una governance globale dell'ambiente digitale.

Rego sostiene che esiste una preoccupazione crescente in numerosi paesi, indipendentemente dal segno politico dei loro governi, per stabilire limiti alle grandi piattaforme.

La questione riguarda in particolare i social media e il modo in cui queste compagnie progettano i loro algoritmi, catturano l'attenzione degli utenti o gestiscono i dati dei minori.

La Francia cerca anche di limitare i social media ai minori

La Spagna non è l'unico paese europeo che cerca di inasprire le regole. A fine luglio, il Parlamento francese ha approvato una norma destinata a vietare l'uso dei social media ai minori di 15 anni.

Tuttavia, il Consiglio Costituzionale francese ha annullato la legge il 14 agosto scorso ritenendo che la misura fosse sproporzionata e che violasse il diritto alla libertà di espressione e comunicazione.

Dopo quella decisione, il presidente francese, Emmanuel Macron, ha incaricato il primo ministro, Sébastien Lecornu, di elaborare una nuova redazione che sia giuridicamente compatibile con la sentenza e con il quadro europeo. L'obiettivo dell'Esecutivo francese continua a essere portare avanti la riforma prima della primavera del 2027.

La legge spagnola affronta il suo ultimo tratto

In Spagna, la futura Legge per la protezione dei minori in ambienti digitali affronta ora la sua ultima fase parlamentare.

Rego confida che il testo possa ricevere il via libera dopo l'estate, anche se dovrà ancora superare il processo di emendamenti e chiudere definitivamente alcuni dei suoi elementi.

Il cambiamento fondamentale che propone la norma è spostare il centro della responsabilità: le piattaforme dovranno dimostrare che i loro servizi sono sicuri per i minori e, se non lo fanno, non potranno aprire loro la porta prima dei 16 anni.

Ciao, sono Fren. Come posso aiutarti?