Una vicina ha richiesto all'IBSalut un risarcimento superiore a 300.000 euro considerando che suo marito è deceduto per l'esaurimento subito dopo aver dovuto salire a piedi quattro piani di scale, dopo diverse settimane ricoverato per coronavirus.
Il Consell Consultiu, in un parere reso pubblico recentemente, ha respinto la richiesta economica ritenendo che non si accredita alcun legame tra il decesso del paziente e il funzionamento del servizio pubblico sanitario.
I fatti sono avvenuti nell'estate del 2023, quando l'uomo è rimasto ricoverato per diversi giorni all'Ospedale Universitario Son Espases con polmonite e coronavirus.
Dopo aver ricevuto la dimissione, è stato trasportato dal personale sanitario fino alla sua abitazione e, secondo la versione della richiedente, all'arrivo nell'immobile l'ascensore non funzionava.
In queste circostanze, i sanitari lo hanno accompagnato su per le scale fino al quarto piano e lo hanno lasciato nel pianerottolo. L'uomo, che soffriva di parkinson, una cardiopatia e un trauma vertebrale che limitava seriamente la sua mobilità, è rimasto "con gli occhi fuori dalle orbite, nervoso, esausto e con la respirazione molto affannosa".
Il giorno dopo ha iniziato a vomitare intensamente e frequentemente "a causa dello sforzo fatto per salire al quarto piano". È stato nuovamente ricoverato a Son Espases, questa volta in un'unità per pazienti "terminali programmati". Giorni dopo è stato trasferito all'Ospedale Generale, dove infine è morto.
La vedova richiedeva 322.240 euro a titolo di responsabilità patrimoniale, ma l'istruttore del procedimento amministrativo ha scartato la sua richiesta ritenendo che non sussistessero i requisiti necessari per imputare responsabilità all'operato dei professionisti.
Quello stesso giorno, una volta risolto il procedimento, l'IBSalut ha chiesto al Consell Consultiu un parere, che si è mostrato contrario al pagamento dell'indennizzo.
Secondo l'organo consultivo, non può essere stabilito un nesso causale tra il servizio pubblico di trasporto sanitario e il risultato "lesivo" derivato dal trasferimento del malato.
Per raggiungere questa conclusione sono stati esaminati diversi rapporti e documenti, dai quali emerge che la richiedente non ha presentato una base tecnica che supporti le presunte negligenze, e che i tecnici né "potevano conoscere le patologie del paziente" né "hanno obbligato" il deceduto a salire a piedi.
Da una cistite a una peritonite
In un altro recente parere, il Consell Consultiu ha anche respinto la richiesta presentata all'IBSalut da una paziente che, dopo essere stata inizialmente diagnosticata con cistite, ha finito per soffrire di un'appendicite con peritonite.
La donna, che richiedeva 90.307 euro, racconta che i fatti si sono verificati alla fine del 2021, quando si è recata al PAC con dolore addominale e i medici hanno concluso che si trattava di un'infezione urinaria, per la quale le è stata prescritta una medicazione.
Tuttavia, nonostante il dolore non si attenuasse, si è recata all'Ospedale di Inca, dove è stata operata per un'appendicite con peritonite. A suo avviso, la diagnosi precedente è stata errata e l'assistenza inadeguata.
Dopo l'intervento chirurgico, sostiene, non le sono state indicate linee guida alimentari adeguate e ha finito per sviluppare un'ostruzione intestinale che ha costretto a praticarle un nuovo intervento chirurgico.
La istruttrice del procedimento, tuttavia, ha proposto di respingere la richiesta constatando che tutti i rapporti incorporati al fascicolo concludono che l'assistenza sanitaria fornita è stata corretta.
Nella stessa linea si è pronunciato il Consultiu, che non ha trovato nella documentazione alcuna prova che consenta di stabilire una relazione di causalità tra l'azione medica e i danni lamentati dalla paziente.