L’organizzazione agraria COAG Cádiz ha reso note questo venerdì le conclusioni del suo progetto "Prácticas de lucha sostenible contra el avispón oriental en la apicultura gaditana 2026", con il quale ha ottenuto "importanti progressi" nel controllo di questa specie invasiva, che rappresenta una minaccia crescente sia per l’apicoltura sia per l’ambiente naturale.
La presentazione dei risultati si è svolta in una giornata tecnica nell’ambito della Feria de la Ganadería di Jerez de la Frontera. Nel corso dell’incontro, lo specialista Carlos del Pico ha sottolineato il carattere "pionieristico a livello internazionale" di questo lavoro, la cui responsabile tecnica è Yolanda Gil, evidenziando in modo particolare due risultati chiave: la cattura di regine fondatrici in primavera e di fuchi nel mese di ottobre.
Secondo quanto ha indicato, questi traguardi aprono "nuove possibilità" per agire in fasi critiche del ciclo riproduttivo del calabrone orientale e ottimizzarne il controllo, mentre ha avvertito della "straordinaria adattabilità" di questa specie a zone con elevata insolazione.
Del Pico ha spiegato che il calabrone orientale presenta caratteristiche fisiologiche che gli consentono di sfruttare in modo molto efficiente la radiazione solare, fino al punto di funzionare, in senso figurato, come se avesse "pannelli solari".
"Nel paese del sole, la vespa orientalis è un mostro", ha ribadito, avvertendo dell’elevato potenziale di espansione di questa piaga nel territorio andaluso.
I dati ottenuti nel progetto riflettono l’entità del problema. Dopo l’analisi di 6.790 arnie appartenenti a 97 apiari situati in 23 comuni della provincia, COAG ha rilevato una mortalità media del 29,17%, il che implica un aumento dell’8,49% rispetto alle cifre registrate nel 2025.
Le aree con maggiore incidenza si trovano nel Campo de Gibraltar, La Janda e la Bahía de Cádiz, con un impatto particolarmente marcato nei comuni di San Roque, Chiclana, Los Barrios, Vejer e Jimena.
Lo studio constata inoltre che il calabrone orientale non provoca solo la morte diretta delle api che cattura, ma la sua presenza continua davanti agli alveari genera un "blocco da stress" che impedisce alle api di uscire a raccogliere nettare e polline. Questa situazione porta a un progressivo indebolimento delle colonie che, in ultima istanza, finiscono per crollare per denutrizione.
Nelle zone sottoposte a una pressione più intensa sono state osservate perdite o indebolimenti molto gravi, superiori al 50%.
Progressi nella lotta sostenibile
Il progetto, finanziato dalla Diputación de Cádiz, ha permesso di valutare l’efficacia di diversi sistemi di trappolaggio e di esche specifiche per ciascuna stagione dell’anno, arrivando a registrare catture fino a 300 calabroni per trappola nei periodi di maggiore presenza della specie, come ha dettagliato COAG.
Tra i dispositivi provati hanno spiccato BeeVital e Wasp Trap, insieme ad attrattivi zuccherati in primavera e in autunno e a esche di tipo proteico durante i mesi estivi.
I risultati ottenuti consentono di avanzare verso metodi di controllo «più efficaci e selettivi», con l’obiettivo di minimizzare gli effetti su altri insetti e favorire una lotta più rispettosa con l’ecosistema.
Presso Fegasur, il segretario generale di COAG Cádiz, Miguel Pérez, che ha preso parte all’inaugurazione della giornata, ha sottolineato l’importanza di mantenere la ricerca e rafforzare le misure di prevenzione «di fronte a un’infestazione che minaccia la vitalità di numerose aziende apistiche».
Pérez ha espresso il suo ringraziamento alla Diputación de Cádiz per il supporto economico, che ha reso possibile lo sviluppo del progetto, così come al team tecnico guidato da Yolanda Gil e all’impegno degli apicoltori che hanno partecipato al lavoro sul campo.
COAG Cádiz ha dichiarato di voler dare continuità a questa linea di ricerca, estendere le tecniche di controllo sostenibile e definire protocolli comuni di monitoraggio che contribuiscano a contenere l’espansione del calabrone orientale e salvaguardare il futuro dell’apicoltura nella provincia.