Condannata a 2 anni di prigione per aver inviato foto sessuali di sua figlia a un falso profilo di Cristiano Ronaldo su Instagram

Una donna viene condannata a due anni di prigione per l’invio di foto e di un video sessuale di sua figlia di 11 anni a un profilo falso di Cristiano Ronaldo su Instagram.

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La Audiencia Provincial di Salamanca ha imposto una pena di due anni di carcere a una donna in qualità di autrice di un reato di corruzione di minori, dopo aver ammesso di aver realizzato diverse fotografie e un video di carattere sessuale di sua figlia di 11 anni e di averli inviati tramite i social network.

Nella sentenza si considera accertato che il materiale è stato inviato tramite Instagram a un account che l’imputata credeva, in modo errato, appartenesse al calciatore portoghese Cristiano Ronaldo.

Secondo la sentenza a cui ha avuto accesso Europa Press, la donna ha realizzato diverse immagini della minore, in alcune delle quali appariva nuda o esibiva i suoi genitali, oltre a registrare un video in cui la si vedeva senza biancheria intima.

Successivamente, ha inviato tutto quel contenuto dal suo stesso profilo Instagram a un account che riteneva fosse di un noto giocatore, anche se in realtà era stato creato da un’amica di sua figlia.

All’udienza orale tenutasi lo scorso 28 ottobre, Pubblico Ministero, accusa privata e difesa hanno raggiunto un accordo di conformità. L’imputata ha riconosciuto i fatti e si è fatto constare nel fascicolo che, nel momento in cui sono accaduti, soffriva di una sindrome ansioso-depressiva reattiva e di una diagnosi di disabilità intellettiva limite che incidevano sulle sue capacità, circostanza che il tribunale ha valutato come attenuante molto qualificata di anomalia psichica.

Oltre alla pena detentiva, la risoluzione prevede un ordine di allontanamento che le impedisce di avvicinarsi a meno di 250 metri dalla minore e di comunicare con lei per un periodo superiore di un anno alla durata della condanna.

La donna dovrà inoltre rispettare tre anni di libertà vigilata, seguire programmi di educazione sessuale, restare sei anni inabilitata all’esercizio della potestà genitoriale e non potrà svolgere lavori o attività professionali che comportino un contatto abituale con minori.

In qualità di responsabilità civile, la condannata dovrà versare 17.000 euro alla minore a compensazione dei danni morali causati.

La sentenza non è definitiva e contro di essa è possibile proporre ricorso dinanzi al Tribunal Superior de Justicia de Castilla y León.