La Federazione dei Consumatori e Utenti CECU e la Coordinadora delle Organizzazioni di Agricoltori e Allevatori (COAG) hanno presentato una denuncia presso la Direzione Generale del Consumo del Ministero dei Diritti Sociali, Consumo e Agenda 2030 affinché si chiarisca se in Spagna si stanno importando e commercializzando prodotti agricoli provenienti da territori palestinesi occupati illegalmente che sarebbero presentati sul mercato come originari di Israele.
Nel loro scritto, entrambe le organizzazioni pongono l'accento su frutta e ortaggi che figurano sulle etichette come israeliani, ma che, secondo gli indizi forniti, potrebbero avere la loro reale origine in zone occupate, il che comporterebbe una possibile violazione del Real Decreto-legge 10/2025. Questa norma vieta espressamente l'ingresso in Spagna di merci di quei territori se non viene riflessa con esattezza la loro provenienza nell'etichettatura, circostanza che, se fosse stata elusa, avrebbe permesso la loro commercializzazione nelle principali catene di supermercati spagnoli, secondo il comunicato diffuso.
La denuncia si basa sulle conclusioni del rapporto "Importando l'Occupazione", elaborato dal centro di contenzioso Global Echo dopo quattro anni di lavoro, così come su una recente indagine giornalistica del quotidiano "Público". Entrambi i lavori indicano che negli ultimi anni la Spagna si è consolidata come uno dei mercati europei più rilevanti per determinati prodotti alimentari provenienti da Israele.
Secondo i dati citati, nel 2025 la Spagna ha acquistato 43.825 tonnellate di patate per un importo di 26,59 milioni di euro e circa 2.900 tonnellate di datteri per circa 17 milioni di euro. Inoltre, la frutta, gli ortaggi e i semi hanno rappresentato l'81% del totale degli acquisti spagnoli da Israele, il che riflette la magnitudine di questo flusso commerciale.
Per CECU e COAG, questo volume di importazioni rafforza la necessità di garantire una tracciabilità rigorosa e un'etichettatura che indichi in modo fedele l'origine di ogni alimento. Se le sospetti venissero confermati, avvertono che i consumatori riceverebbero informazioni errate sulla provenienza dei prodotti, con un possibile mancato rispetto della normativa in materia di consumo e etichettatura.
Entrambe le entità sottolineano, inoltre, che questo tipo di pratiche comporterebbe una "concorrenza sleale" nei confronti degli agricoltori che rispettano la legislazione europea e spagnola relativa a produzione, tracciabilità e trasparenza verso il consumatore.
La denuncia richiede inoltre che si analizzi se queste operazioni di importazione violano il Real Decreto-ley 10/2025, che vieta l'ingresso in Spagna di prodotti originari di territori palestinesi occupati da Israele, così come il possibile uso di certificazioni fitosanitarie ed ecologiche che, alla luce degli indizi forniti, potrebbero non conformarsi alle esigenze della normativa comunitaria.
Per questo motivo, CECU e COAG chiedono alla Direzione Generale del Consumo di esercitare le proprie competenze ispettive per verificare l'origine effettiva di questi alimenti, localizzare le aziende che potrebbero essere coinvolte e, se si verificano irregolarità, avviare i corrispondenti procedimenti sanzionatori.
Il segretario generale di COAG, Andrés Góngora, ha chiesto che si indaghino su questi fatti. "Non possiamo permettere che vengano introdotti nel mercato spagnolo prodotti provenienti da territori occupati in un contesto di genocidio che, inoltre, possano essere commercializzati con un'origine diversa da quella reale", ha indicato, ricordando che questa situazione rappresenta una "grave distorsione della concorrenza" per gli agricoltori e gli allevatori che producono secondo le rigorose norme europee.
Il direttore di CECU, David Sánchez Carpio, ha sottolineato che la "trasparenza è imprescindibile affinché ogni persona possa esercitare un consumo informato e conforme ai propri valori, specialmente quando si parla di prodotti provenienti da territori palestinesi occupati illegalmente". "Per questo motivo, chiediamo un'indagine approfondita e il rispetto rigoroso della legislazione vigente", ha esortato.