Le pescherie di tutto il Paese, riunite in Fedepesca, hanno elaborato un documento di proposte rivolto ai partiti politici in vista della prossima consultazione con le urne.
In quel testo, la Federazione chiede un quadro giuridico adeguato alla realtà delle microimprese, che faciliti l’adempimento normativo, riduca i costi di gestione e contribuisca a recuperare la redditività di questi esercizi commerciali.
Tra le richieste per i piccoli esercizi figurano anche la riduzione dell’onere amministrativo, fiscale e lavorativo che sopportano. A tal fine, si propone la riduzione dei contributi aziendali, il contenimento delle quote degli autonomi, il mantenimento dei regimi fiscali semplificati e l’attuazione di incentivi che favoriscano l’assunzione e gli investimenti.
Allo stesso modo, l’organizzazione imprenditoriale chiede che i cambiamenti nel salario minimo interprofessionale (SMI) e nelle condizioni di lavoro tengano conto del loro impatto sulle microimprese e siano negoziati nell’ambito del dialogo sociale.
Soppressione dell’IVA sui prodotti ittici
Con l’obiettivo di promuovere una dieta sana e frenare il consumo di prodotti ultraprocessati e le patologie associate a cattive abitudini alimentari, la Federazione propone di eliminare l’IVA sui prodotti ittici e dell’acquacoltura, affinché risultino più accessibili a tutte le famiglie, insieme ad altre misure di promozione dell’alimentazione sana.
Il settore avverte inoltre della mancanza di ricambio generazionale e chiede un programma statale che impulsi la continuità delle attività, faciliti il passaggio di consegne di esercizi commerciali validi e migliori l’inserimento di giovani e nuovi professionisti.
Un’altra delle rivendicazioni di Fedepesca è garantire che tutti i prodotti ittici, siano essi freschi, congelati, preparati, trasformati o in conserva, siano soggetti a obblighi di informazione al consumatore equivalenti, che non riguardino soltanto le pescherie, ma anche supermercati, vendita online, attività di ristorazione e servizi di ristorazione.
Per riuscirci, il documento chiede che la Spagna sostenga la riforma dell’Organizzazione Comune dei Mercati dei prodotti della pesca e dell’acquacoltura (OCM), in linea con l’iniziativa europea "Follow the fish", i cui dati indicano che i consumatori ricevono l’informazione completa richiesta dalla OCM unicamente nel 52% dei casi di consumo.
La Federazione reclama, inoltre, una revisione del regime di infrazioni e sanzioni previsto dalla Legge 32/2014, sulla Metrologia, considerandola una normativa "abusiva nel trattamento dei commercianti quando si tratta di sanzionare mancanze amministrative".
Meccanismi di avviso e di sanatoria
L’organizzazione difende di mantenere intatte le garanzie di tutela del consumatore, ma insiste sulla necessità di un regime sanzionatorio che includa meccanismi di avviso e la possibilità di sanatoria quando non esista frode né pregiudizio.
In materia di digitalizzazione, Fedepesca punta a un’implementazione coordinata e proporzionata della fatturazione elettronica e dei sistemi informatici di fatturazione, e mira a far sì che le pescherie abbandonino cartelli ed etichette scritti a mano attraverso la digitalizzazione della tracciabilità.
Accanto a queste richieste, la relazione incorpora altre linee di azione per rafforzare la competitività del settore, promuovere l’innovazione, assicurare l’approvvigionamento, promuovere progetti collettivi attraverso le associazioni imprenditoriali e garantire un’adeguata finanziaria europea per tutta la catena del valore della pesca e dell’acquacoltura.
Attualmente, in Spagna operano meno di 10.000 pescherie, la maggior parte gestite da lavoratori autonomi. Fedepesca raggruppa, in modo diretto o indiretto, più del 60% di questi esercizi.