L’attore Manuel Bandera racconta l’orrore dell’incidente di Toledo: "Siamo rinati. Se fossi andato nel primo vagone, non lo starei raccontando"

L'attore spagnolo viaggiava questo mercoledì su uno dei treni coinvolti nella collisione di Urda. A poche ore dall'incidente, ha raccontato a La Mañana de esRadio come è riuscito a uscire da un finestrino rotto. Una testimonianza raccolta da DEMÓCRATA, dove Bandera spiega come ha cercato di aiutare altri passeggeri e ha trovato una persona deceduta

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L'attore spagnolo Manuel Bandera è sopravvissuto al grave incidente ferroviario registrato questo mercoledì a Urda (Toledo), dove un AVE che copriva il percorso tra Madrid e Sevilla ha colliso con un treno di Iryo che, secondo le prime informazioni, si trovava fermo. Bandera viaggiava in uno degli ultimi vagoni e ha raccontato in diretta a La Mañana de esRadio i momenti successivi all'impatto, l'evacuazione dei passeggeri e i suoi tentativi di aiutare altre vittime.

"È stato orribile, l'esperienza più dura della mia vita", ha spiegato l'attore, ancora sconvolto da quanto accaduto. Il suo racconto comincia quando il treno su cui viaggiava si è fermato circa mezz'ora dopo essere partito da Madrid. Come ricorda, i passeggeri ricevettero un avviso che c'erano problemi di circolazione e che avrebbero potuto riprendere la marcia a breve.

Pochi minuti dopo, il convoglio è tornato a muoversi. "Dopo cinque minuti, pum, frenata tremenda, colpo e sentire come stavo deragliando", ha raccontato Bandera, che ricorda la violenza dell'impatto e il disorientamento dei primi istanti.

L'attore viaggiava nella parte posteriore del treno, una circostanza che, secondo la sua stessa testimonianza, gli ha permesso di uscire vivo. "Abbiamo rotto il finestrino e siamo usciti fuori", ha spiegato durante l'intervista.

Una volta all'esterno, i sopravvissuti hanno cominciato a spostarsi in un campo di ulivi vicino ai binari, senza conoscere ancora la portata dell'incidente né la situazione degli occupanti dei vagoni più colpiti.

"Ho aiutato un ragazzo con un colpo al petto"

Bandera ha spiegato che, dopo aver abbandonato il vagone, ha cercato di prestare aiuto ad altri viaggiatori. I passeggeri che erano riusciti a uscire camminavano sul terreno vicino ai binari, mentre cominciavano ad arrivare i servizi di emergenza.

L'attore ricorda che si chiedeva cosa potesse fare per aiutare. Si è avvicinato per primo a un giovane che presentava un forte colpo al petto e lo ha lasciato appoggiato a un albero. Dopo è andato ad assistere un'altra persona, ma ha constatato che era morta.

L'interprete ha descritto una situazione di sconcerto, con passeggeri feriti, persone che cercavano i loro accompagnatori e sopravvissuti che ancora non capivano ciò che era appena accaduto.

Secondo la sua testimonianza, la parte del treno in cui viaggiava aveva subito danni minori rispetto ad altri vagoni. Dalla sua posizione poteva osservare l’arrivo delle squadre di soccorso, ma non conosceva l’entità delle ferite di coloro che si trovavano nelle zone più colpite.

"Siamo come zombie, per un campo di ulivi"

Durante l’intervista con esRadio, Bandera ha spiegato che i passeggeri rimanevano sparsi nei dintorni dei binari. Molti erano riusciti ad abbandonare i vagoni con le proprie forze e altri avevano bisogno di assistenza.

L’attore ha descritto il rumore delle sirene, le voci delle squadre di emergenza e l’arrivo delle ambulanze e degli agenti della Guardia Civil.

Ha anche sottolineato le difficoltà di accesso al luogo del sinistro. Secondo il suo racconto, i veicoli di emergenza dovevano spostarsi lungo una strada rurale di pietre che corre parallela ai binari, anche se le squadre stavano entrando da punti diversi.

Bandera ha riconosciuto l’attenzione ricevuta da parte della Guardia Civil e dei servizi sanitari, che lavoravano per localizzare e assistere i feriti.

Le squadre di emergenza avevano previsto di trasferire i superstiti che non necessitavano di assistenza ospedaliera a un palazzetto dello sport allestito a Urda, dove avrebbero potuto essere assistiti e identificati.

La ricerca dei familiari tra i passeggeri

Uno dei momenti della conversazione si è verificato quando una giornalista ha chiesto a Bandera di Eduardo Quero, un passeggero che potrebbe trovarsi nei vagoni sette o otto dell’Iryo.

L’attore, che rimaneva nelle vicinanze dell’incidente, si è offerto di cercare di localizzarlo tra le persone che stavano ricevendo assistenza.

La ricerca di familiari e accompagnatori era diventata una delle principali preoccupazioni dei superstiti.

Bandera ha spiegato che, nei primi momenti, ha prestato il suo telefono cellulare ad altre persone perché potessero comunicare con le loro famiglie. In seguito è riuscito a recuperarlo e ad avvisare sua moglie e i suoi cari che era vivo.

L’attore ha riconosciuto di conservare ricordi confusi di quei minuti e che gli costa ancora ricostruire quanto accaduto.

"Molte volte viaggio nel vagone uno"

Durante il suo intervento, Bandera ha insistito sul fatto che la posizione che occupava all’interno del treno è stata determinante per uscire vivo.

L’interprete ha spiegato che abitualmente viaggia nei primi vagoni, ma che questa volta si trovava in una zona meno colpita dall’impatto.

"Se fossi arrivato lì, non lo racconterei", ha sottolineato riferendosi alle carrozze che, secondo quanto ha potuto osservare, hanno subito i danni maggiori.

Bandera ha riconosciuto che i passeggeri che sono riusciti a uscire si guardavano l’un l’altro ancora sotto shock. Molti non presentavano ferite gravi, ma avevano assistito a scene difficili da assimilare.

Il suo racconto riflette anche l’incertezza di coloro che sono sopravvissuti all’incidente e che non sapevano cosa fosse accaduto alle persone che viaggiavano nei vagoni più colpiti.