Il treno di Iryo coinvolto nell'incidente ferroviario di Urda rimaneva fermo perché non aveva ancora ricevuto istruzioni dal centro di controllo di Adif ad Atocha per riprendere la marcia. Così riporta ABC in un'informazione di Europa Press che cita fonti vicine alla compagnia.
Secondo queste fonti, la macchinista continuava in conversazioni con il centro di controllo quando l'AVE di Renfe che circolava dietro ha impattato contro la parte posteriore del suo convoglio. Il treno di Renfe aveva sì ricevuto un ordine per continuare.
L'informazione fornisce un elemento rilevante per ricostruire la sequenza precedente allo scontro: mentre uno dei treni aveva ripreso il percorso, l'altro continuava ad attendere istruzioni. Si tratta della versione riportata da fonti vicine a Iryo, che dovrà essere confrontata con le comunicazioni e i registri di circolazione.
Sei treni fermati dopo la caduta del sistema LZB
Il ministro dei Trasporti e della Mobilità Sostenibile, Óscar Puente, aveva spiegato che sei treni si erano fermati automaticamente dopo la caduta del sistema di sicurezza LZB.
Secondo il suo racconto, il centro di controllo ordinò ad alcuni di quei convogli di riprendere la marcia normalmente. Tra questi c'era l'AVE di Renfe che successivamente raggiunse l'Iryo.
Puente non precisò a quanti dei sei treni fosse stata data tale istruzione né identificò tutti i servizi colpiti. L'informazione pubblicata da ABC aggiunge che l'Iryo non aveva ricevuto l'ordine e, per questo motivo, non si era rimesso in movimento.
Puente sostiene che l'ordine contravveniva alla normativa
Il ministro affermò che l'autorizzazione a riprendere la marcia normalmente era avvenuta «in contravvenzione alla normativa», perché il sistema del centro di controllo mostrava in rosso che il tratto occupato dall'Iryo non era libero.
Secondo la spiegazione di Puente, se si riteneva necessario autorizzare la circolazione, l'istruzione doveva stabilire una marcia a velocità ridotta, con un massimo di 40 chilometri all'ora.
La differenza tra entrambe le istruzioni è uno dei punti centrali del suo intervento. Il ministro ha messo in discussione l'ordine trasmesso dal centro di controllo, anche se le sue dichiarazioni non sostituiscono le conclusioni dell'indagine sulle cause e sulle responsabilità dell'incidente.
Un altro macchinista avvertì sull'istruzione ricevuta
Secondo il resoconto raccolto da ABC, uno dei macchinisti dei sei treni fermati ha manifestato al centro di controllo che l’ordine di riprendere la marcia non si adeguava alla normativa.
Questo avviso introduce un’altra questione che dovrà essere chiarita: quali istruzioni furono trasmesse a ciascun convoglio e come furono gestiti gli avvertimenti dei professionisti che erano in cabina.
Non può darsi per scontato che tutti abbiano ricevuto la stessa comunicazione né che le conversazioni fossero identiche. Precisamente, le informazioni sull’Iryo indicano che il suo macchinista era ancora in attesa di istruzioni quando si verificò l’impatto.
I 17 minuti che Puente considera ancora da chiarire
Il ministro ha qualificato come «inspiegabili» le decisioni adottate nel centro di controllo e ha segnalato un intervallo concreto sul quale mancavano ancora informazioni precise: quello trascorso tra l’autorizzazione all’AVE e la collisione.
«Quello che è accaduto nei 17 minuti tra il momento in cui viene data l’ordine di partenza all’AVE di Renfe e la collisione, non lo sappiamo con precisione», ha dichiarato.
Questo intervallo pone il focus sulla sequenza di ordini, comunicazioni e movimenti dei treni. Le informazioni disponibili non consentono ancora di stabilire che cosa sia accaduto in ogni momento né di attribuire una responsabilità individuale definitiva.
La versione delle fonti e il comunicato ufficiale di Iryo
La spiegazione sull’attesa di istruzioni proviene da fonti vicine a Iryo citate da Europa Press. Conviene distinguerla dal comunicato ufficiale diffuso in precedenza dall’operatore.
In tale comunicazione, la compagnia ha confermato che il suo servizio 6076, che effettuava il tragitto Madrid-Sevilla, ha ricevuto un colpo nella parte posteriore all’altezza di Urda. Ha anche indicato che le cause rimanevano sconosciute e che stava collaborando con Adif, Renfe e le autorità per chiarirle.