L'indagine del incidente ferroviario di Urda (Toledo), che questo mercoledì 28 ottobre ha lasciato almeno 68 morti secondo il bilancio provvisorio diffuso nel pomeriggio, si concentra sui 17 minuti trascorsi tra l'autorizzazione affinché un AVE di Renfe riprendesse la marcia e il suo impatto contro un treno di Iryo che rimaneva fermo sulla stessa linea. La sequenza inizia con un guasto informatico del sistema di sicurezza LZB e continua con una decisione adottata dal centro di controllo di Adif che il ministro dei Trasporti, Óscar Puente, ha messo in discussione pubblicamente.

Incidente ferroviario di Urda
Che cosa è accaduto prima della collisione e come è evoluto il bilancio delle vittime
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L'impatto si è verificato intorno alle 8.53 ore. L'AVE era partito da Madrid-Puerta de Atocha alle 8.00 con destinazione Siviglia e trasportava 378 passeggeri; sull'Iryo viaggiavano 147 passeggeri e cinque membri dell'equipaggio, secondo i dati forniti dalle compagnie e dalle autorità.
Come è avvenuto l'incidente di Urda, minuto per minuto
La ricostruzione fornita dal Ministero dei Trasporti consente di identificare quattro momenti determinanti. Verso le 8.30 ore, un guasto informatico colpisce il sistema LZB della linea Madrid-Siviglia, provocando la fermata di sei treni in un tratto di più di 60 chilometri. Il centro di controllo di Adif a Madrid-Atocha si assume allora la gestione della circolazione.
Alle 8.36 ore, il centro di controllo autorizza l'AVE a riprendere la marcia. Secondo quanto spiegato da Óscar Puente, il treno continua nonostante il calo del sistema e l'esistenza di segnalazione rossa. Nei 17 minuti successivi percorre circa 25 chilometri, fino a raggiungere l'Iryo fermo all'ingresso di Urda, intorno alle 8.53 ore.
Questa sequenza è provvisoria e dovrà essere confrontata con i registri di circolazione, le comunicazioni e le apparecchiature di entrambi i treni.
Che cos’è il sistema LZB e perché il suo guasto non spiega da solo lo scontro
Il LZB è un sistema di protezione ferroviaria che supervisiona continuamente la circolazione e la velocità dei treni. La sua funzione è particolarmente rilevante nelle linee ad alta velocità, dove le distanze di frenata richiedono meccanismi di protezione che integrino l’azione del macchinista.
Come ha spiegato a TVE il portavoce dell’Istituto di Ingegneria José María Pérez Revenga, quando l’LZB smette di funzionare devono applicarsi procedure alternative di circolazione, basate sulla segnalazione laterale e sulle istruzioni del posto di comando.
A Urda, il guasto non ha provocato inizialmente che i treni avanzassero senza controllo, bensì la loro fermata. L’indagine si concentra su ciò che è accaduto dopo, quando all’AVE è stato autorizzato di proseguire.
L’autorizzazione di Adif, al centro dell’indagine
Il ministro dei Trasporti, Óscar Puente, ha definito "inverosímile" una collisione per tamponamento tra due treni ad alta velocità. Dopo il guasto, secondo il suo racconto, il centro di controllo "ordina o autorizza" l’AVE a "riprendere la marcia con normalità".
Puente ha confermato che è stato identificato il lavoratore che ha autorizzato la circolazione. L’indagine dovrà chiarire quali informazioni avesse a disposizione, quali istruzioni abbia trasmesso al macchinista e quali protocolli fossero applicabili. L’identificazione di quel dipendente non implica che esista una responsabilità individuale dimostrata.
I 17 minuti che devono chiarire gli investigatori
Tra l’autorizzazione delle 8.36 e l’impatto delle 8.53 trascorsero 17 minuti. Durante quell’intervallo, l’AVE percorse approssimativamente 25 chilometri. Gli investigatori dovranno verificare le comunicazioni tra il posto di comando e i macchinisti, i segnali esistenti e le possibilità di rilevare la presenza dell’Iryo fermo.
Sarà inoltre necessario consultare i registri tecnici di Adif e dei treni per stabilire se vi sia stato un errore di comunicazione, interpretazione o di azione. Non è ancora stato accertato che la causa sia stata esclusivamente un errore umano.
Come si è evoluto il bilancio delle vittime
Man mano che i servizi di emergenza accedevano alle zone più danneggiate, il bilancio provvisorio è aumentato. Le prime informazioni riportavano almeno dieci morti; poi sono stati comunicati 30, più tardi 64 e infine almeno 68, secondo i dati diffusi durante il pomeriggio.
L’evoluzione riflette il momento in cui le vittime sono state conteggiate, non necessariamente l’ora in cui si sono verificati i decessi. Secondo il bilancio del Governo di Castilla-La Mancha riportato da RTVE, 53 persone erano ancora ricoverate in ospedale, 15 delle quali gravi. I dati sono soggetti ad aggiornamento.
Ciò che resta da chiarire sulle cause
L’indagine dovrà determinare l’origine del guasto informatico, verificare quali procedure sono state attivate dopo l’arresto dei treni e ricostruire le istruzioni date all’AVE. Dovrà anche stabilire quali informazioni avesse Adif sulla posizione dell’Iryo e perché non si sia evitato l’impatto.
Il presidente del Governo, Pedro Sánchez, ha promesso di arrivare "fino in fondo" nel chiarimento delle cause. Per ora, i due fatti centrali sono il guasto che ha fermato i convogli e l’autorizzazione successiva che ha permesso all’AVE di proseguire. Il nesso causale completo e le responsabilità restano ancora da indagare.