La Guardia Civil interroga l’operaio di Adif che autorizzò la partenza dell’AVE prima dell’incidente di Urda

La ricerca si concentra sulla decisione del centro di controllo di Atocha di consentire che il treno di Renfe riprendesse la circolazione nonostante il sistema segnalasse in rosso l’occupazione della linea da parte di un Iryo

EuropaPress 7874945 agentes servicios emergencias trabajan lugar hechos 28 octubre 2026 urda

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La Guardia Civil ha interrogato l’operatore del centro di controllo di Adif che regolava la circolazione ferroviaria sulla linea ad alta velocità Madrid-Siviglia quando si è verificato l’incidente di Urda (Toledo), nel quale sono morte almeno 64 persone. Gli investigatori cercano di chiarire perché sia stata autorizzata la ripresa della marcia di un AVE di Renfe che ha finito per collidere da dietro con un treno di Iryo fermo sulla stessa via.

Secondo quanto hanno confermato fonti dell’indagine a Europa Press, gli agenti hanno preso dichiarazione al lavoratore nel corso delle attività volte a determinare le circostanze del sinistro, registrato poco prima delle nove del mattino di questo mercoledì. La Guardia Civil collabora con i tecnici della Commissione di Investigazione di Incidenti Ferroviari (CIAF), incaricata di indagare sulle cause dell’incidente.

Puente considera "inexplicable" l’autorizzazione a riprendere la marcia

Il ministro dei Trasporti e della Mobilità Sostenibile, Óscar Puente, ha messo pubblicamente in discussione la decisione adottata dal centro di controllo di Adif ad Atocha, da dove si è autorizzato l’AVE di Renfe a proseguire il suo percorso nonostante il sistema di regolazione ferroviaria mostrasse un segnale rosso che avvertiva della presenza dell’Iryo sul binario.

Puente ha definito "inexplicable" questa autorizzazione durante la sua comparizione davanti ai mezzi di comunicazione dalle strutture di Atocha, dove si è recato per conoscere di prima mano le informazioni disponibili sull’incidente.

L’indagine dovrà determinare le circostanze in cui è stato impartito quell’ordine, quali informazioni aveva a disposizione il personale responsabile di regolare il traffico e perché è stata consentita la circolazione dell’AVE quando l’altro convoglio rimaneva fermo davanti.

Il lavoratore è identificato e la sua azione sarà indagata

Il titolare dei Trasporti ha confermato che la persona che ha dato il via libera alla ripresa della marcia del treno è identificata, anche se ha evitato di anticipare conclusioni sulla sua possibile responsabilità nell’incidente.

"Non abbiamo parlato con lui, capiscano la gravità dei fatti e delle responsabilità che questo può avere", ha dichiarato Puente, che ha indicato che l’azione del lavoratore resta soggetta a quanto determini l’indagine.

La raccolta di dichiarazioni da parte della Guardia Civil costituisce uno dei passi per ricostruire la sequenza di decisioni che hanno preceduto la collisione. Per il momento, non sono state comunicate conclusioni definitive sulle cause del sinistro né sulle possibili responsabilità derivanti dall’autorizzazione a riprendere la circolazione.

L’incidente, che ha provocato almeno 64 morti, ha obbligato a interrompere il traffico ferroviario nel corridoio ad alta velocità tra Madrid e Andalucía mentre proseguono le operazioni delle squadre di emergenza e degli investigatori.